domenica 11 ottobre 2009

Le Foglie

Faccio una violazione alla legge: pubblico un estratto di un libro bellissimo.
C'è un perché.
Supponiamo di conoscere una persona molto amante degli animali, supponiamo di prestargli il libro "Il volo della martora" di Mauro Corona.
Purtroppo, si imbatterà in racconti relativi alla caccia e potrebbe non andare avanti con la lettura.
Questo racconto, da quel libro, è diverso.
Ma un solo racconto non si può comperare in libreria.
E allora dedico a quella persona questo mio piccolo sforzo di videoscrittura, spero che Mauro Corona non si arrabbi per questo, invito tutti gli altri ad aquistare questo splendido libro.

Le Foglie (di Mauro Corona, da "Il volo della martora")

Ad ogni ritorno dell'autunno gli alberi lasciano cadere le foglie. Sono stanchi, sfiniti, disorientati dalle carezze di bizzarre primavere e torride estati. Hanno sopportato pazienti, temporali, uragani, venti improvvisi e violenti e il sole di luglio che ha brunito le loro chiome di un bel verde bronzo antico. Ora hanno voglia di riposare, riflettere e apprestarsi al sonno dell'inverno.
In questa fase preparativa devono essere soli, perciò lasciano cadere le loro foglie sulla terra. Prima però di abbandonarle ai venti dell'autunno le vestono con abiti splendidi, tinti di mille colori, caldi e accesi. E' il loro ultimo regalo di genitori prima che esse si disperdano, ognuna nel proprio ignoto viaggio. Ma alla nascita ogni foglia eredita geneticamente le peculiarità del padre albero, così che, all'avvicendarsi della morte autunnale, si può capire, dal modo in cui le foglie cadono, il carattere di ogni famiglia chiomata.
Per rendersene conto basta andare nei boschi il mese di novembre, sedersi e ascoltare. Il fenomeno incuriosirà l'orecchio di tutti.

Il larice solitario e malinconico, re dei costoni ripidi, lascia cadere i suoi aghi silenziosamente, al minimo tocco di mano o alito di vento. Gli aghi non volano via ma si depositano ai suoi piedi. sono riconoscenti verso il genitore e non vogliono morire lontano da lui.
Vi è poi diritto, liscio, bianco e bello, l'acero altezzoso. Le sue foglie, quando cadono, devono farsi notare, come il padre. Allora nel silenzio del bosco si udranno rumori secchi come di cartocci pesanti che piombano in terra. Da lì le foglie vorrebbero andarsene subito a farsi vedere anche altrove, ma i giovani venti non le degnano di un soffio. Solo qualche vecchio refolo stanco e brontolone le muove un po' qua e là, per non sentirsi inutile.
Il duro, contorto, stentato e ossuto carpino è un essere timido e triste. Si vergogna della sua forma senza grazia e se ne sta in disparte, in luoghi impervi e preziosi. Le sue foglie non fanno rumore a morire; cadono in silenzio e lo fanno anche di notte. Quando sono sul terreno si nascondono tra i sassi che danno vita allo sfortunato genitore.
Il faggio, invece, da incosciente e pazzerellone a cui tutto va bene e non si scompone in nessuna situazione, si separa dalle sue chiome così come vive, con allegria e noncuranza. Le manda via ridendo, a sciami interi, leggere e chiassose, fluttuanti nell'abito marrone scuro. Le foglie si sparpagliano dapperttutto, senza il minimo rimpianto del luogo natio. Giocano coi venti capricciosi e preferiscono quelli bizzarri e violenti che le portano in ogni dove. Irridono alla morte, le foglie di faggio, e stanno molto unite al momento del distacco. Infatti quando Eolo si riposa nelle grotte di Bozzìa, si possono incontrare nei luoghi più strani cumuli enormi di foglie di faggio, già pronte a ripartire.
Il frassino, bello, elegante e pieno di classe, non ama la monotonia dei luoghi comuni e odia la linea retta. Cresce alto e sinuoso e nelle sue curve si possono intravvedere forme umane. Non si separa dalle foglie prima di aver insegnato loro la danza, ed esse, quando è giunto il momento di andarsene, lo fanno con arte e senza rimpianti, scendendo in terra girando e piroettando con grazia come virtuose ballerine. E non si fermano nel punto di caduta ma vanno lontano, incontro al loro destino, sempre ruotando armoniosamente.
Ma se una di esse, mentre stai nel bosco, si posa per caso vicino a te osservala: noterai nel suo viso cartaceo la malinconia.
Vi sono anche alberi egoisti, cinici, possessivi e dominatori. Quelli che non vorrebbero mai invecchiare e che, come certi genitori, esigono e pretendono che i loro figli siano i più bravi e i più belli, e che mai si allontanino da loro. Un esempio, fra i tanti, è l'agrifoglio. Sempre pulito, perfetto e in ordine, eclatante nel contrasto tra le bacche rosso sangue e le foglie sempre verdi. Il genitore le tiene fissate a se stesso, estate e inverno, e si vanta della sua splendida famiglia. Ma quelle foglie hanno addosso la rabbia e il rancore di non potersi mai muovere, di non conoscere altre foglie e confrontarsi con loro. Sono diventate acide e scontrose come vecchie zitelle; il loro corpo si è fatto ostile e ha preso linee nervose e cattive con il bordo dentato e spinoso. Sul loro viso non vi è tristezza o malinconia ma solo odio e invidia per le fortunate sorelle che possono morire volando via.
Le foglie del pioppo fanno parte della vasta categoria dei figli sfortunati. Il loro padre è un albero disgraziato: non ha nessun pregio, viene evitato da tutti e non è buono nemmeno per fare fuoco. Lui tenta di consolarsi dicendo che dalle sue fibre nasce la carta per i libri, ma dentro di sé sa benissimo che è una magra consolazione. Quando cadono, le foglie del pioppo sono quasi già morte. Vogliono farla finita presto, ancora prima di staccarsi dai rami. Scendono molto veloci perché l'aria non le regge più a causa dei buchi che una vita infelice ha aperto nel loro tessuto. Scompaiono presto nell'humus, e nel loro mesto volo non hanno più alcun colore.
Il maggiociondolo è un albero nobile, fiero e duro. Non è superbo come il noce o il tasso ma molto riservato: un genitore premuroso e fatalista che abbandona le sue foglie con decisione e le concede ai venti autunnali senza rimpianti. Esse abbracciano il terreno con dolcezza in gruppi di tre per volta, tenendosi per mano come buone sorelle. Resteranno attaccate assieme per molto tempo fino a quando il gelo della terra non verrà a separarle. Nel frattempo il maggiociondolo si sarà addormentato con la coscienza tranquilla.

Il noce è il più antipatico, arrogante, superbo e pieno di boria di tutti gli alberi che conosco. Nel mio lavoro devo vedermela spesso con lui e gli ho chiesto il perché di tanta tracotanza.
"E' colpa vostra - ha risposto. - Siete stati voi, uomini incauti, a concedermi potere attribuendomi tutti quei pregi che forse non ho. Come fate, del resto, con molte altre cose inutili. Assegnate valori supremi e irrinunciabili a mille cretinerie per complicarvi la vita. Volete mobili in noce, pavimenti in noce, scale in noce, e perfino la cassa da morto in noce. Con la vostra ignoranza e stupidità mi avete reso potente e ora ne pagate le conseguenze."
Non risposi.
Le foglie del noce scendono giù con clamore, sprezzanti e fracassone. Nemmeno morendo rinunciano a farsi una sfacciata pubblicità. Volano unite in rametti composti di nove sorelle attirando l'attenzione come per dire:
"Attenti tutti, stiamo crepando ma siamo foglie di noce!"
Però si spengono con coraggio consolandosi nella convinzione che tutto prima o poi deve morire. Una di loro, un giorno che si discuteva di morte, intuì il mio timore e ghignò:
"Non te la prendere, che anche la morte muore, perché quando si muore, muore con noi anche la morte."
Le foglie di noce non sono più utilizzabili nemmeno nei lavori dei contadini a causa di una vecchia storia.
Una volta, il capostitipe di tutti i noci del mondo ebbe un diverbio con una mucca che si grattava con le corna su per la sua corteccia. Volarono parolacce perché neanche la mucca scherzava. Allora il noce stizzito decise di non concedere mai più le sue foglie per fare il letto alle bestie. Da quel giorno se un contadino s'azzarda a usare come strame le foglie di noce, in poche ore le mucche che vengono a contatto con esse non danno più latte.
Non è qui possibile, per ovvie ragioni di spazio e di conoscenza analizzare i momenti ultimi di tutte le foglie della Terra. L'osservare questa realtà però mi ha fatto riflettere. Ho notato sempre come in natura esistano esseri fortunati e altri disgraziati, oppure brutti, potenti, miseri, simpatici, meschini e così via. Anche nel regno vegetale, come in quello degli uomini e in tutto ciò che ha vita, c'è chi muore in silenzio e chi se ne va con clamore di trombe. Ma so anche per esperienza che quando quest'inverno andrò a camminare nei boschi ormai spogli, di tutte quelle foglie non vi sarà più traccia. Colori, profumi, brusii, silenzi saranno scomparsi in un'unico, informe strato incolore. E verrà allora la prima neve a coprire col suo bianco velo pietoso quei miliardi di morti diversi, diventati ora tutti uguali.

mercoledì 20 maggio 2009

Frenare vuol dire risalire?

Ieri alla radio del mattino parlano dell'economia giapponese. Le stime sono per un -13% annuo del PIL.
Oggi arrivano gli ottimisti: la diminuzione della produzione industriale italiana sta rallentando, siamo vicini alla ripresa ... ?!
Cerchiamo di capire: la produzione industriale è molto diminuita nei mesi passati.
Sta ancora diminuendo, ma meno che in passato.
In base a quale regola, fra un po' inzierà ad aumentare?
E se alla fine della discesa restasse stabile al valore raggiunto o poco sopra?
Esiste un obbligo a risalire?
Se la produzione industriale salisse ai livelli di un anno fa, chi comprerebbe tutta quella "roba"? Ci serve?

Ma la cosa inquietante, è che "tutti quelli che sanno", fanno previsioni, nessuno tira fuori idee.

Se, come ha scritto Mauro Corona, la storia dell'umanità è la lotta contro la fatica, forse qualche prodotto/servizio nuovo, in grado di recuperare tempo libero e/o fare meno fatica, in qualche tipo di lavoro, potrebbe essere un successo.
Si accettano proposte, io ne metto alcune.

Un programma che risponde in automatico alle e-mail inutili.
Un robottino che faccia veramente le pulizie di casa, compresa la tazza del WC.
Un telefonino che ci permetta di tenere più numeri contemporaneamente, magari anche diversi contratti telefonici.
e via dicendo...

Vogliamo prodotti innovativi, altrimenti non compriamo un bel nulla e l'economia se ne sta, fra le lacrimucce false dei politici che non producono e non risentono di crisi della produzione, lì dov'è.

P.S.: nel frattempo si da per scontato che "quelli che sanno" si stanno preparando ad una fase inflazionistica. Cominciano a serpeggiare voci del tipo: "la banca centrale non ha ritenuto, per il momento, necessario ritoccare i tassi per contrastare una possibile ripresa dell'inflazione".
Questa la traduzione: non è chiaro se l'inflazione comincerà a bussare alla porta fra 3 o 6 mesi.
Però è sicuro che tornerà, e vista l'enorme quantità di moneta immessa nell'economia, servirà una cura da cavallo per tenerla a bada.

Domanda: e se la produzione nel frattempo non è partita, cosa succederà?

Esattamente quello che successe negli anni '70: inflazione alta, economia ristagnante, scala mobile, lotte sindacali, ecc...

Oppure imbocchiamo una strada nuova anziché stare sempre su quella vecchia.
Ma ci vuole coraggio, e come disse Don Abbondio: "se il coraggio uno non lo ha, non se lo può dare".

Ecco, questa è la metafora del politico occidentale di inizio terzo millennio: Don Abbondio.

mercoledì 29 aprile 2009

Il teletrasporto ci potrebbe aiutare

Sono passati altri mesi.
Alla radio sento passare un sacco di "notizie" economiche.
Per molti "la parte peggiore della crisi è alle spalle".
Per altri "c'è rischio che la fase di recessione in cui ci troviamo comporti insolvenza nei confronti delle banche e quindi la crisi economica torni a diventare finanziaria".

L'unico mio stupore è che c'è pure chi prende uno stipendio per dire simili banalità.

C'è forse qualcuno che ha dubbio sul fatto che le aziende che stanno chiudendo avranno difficoltà ad onorare i propri debiti?
Serve essere professori di economia in una prestigiosa università per formulare una conclusione di questo tipo?

Veniamo ai numeri.
Gli Stati Uniti hanno avuto un altro trimestre con perdita secca. Per secca, si parla di oltre il 6% di PIL perso.
Fa ridere pensare che per quindici anni, a scadenza fissa, i politici di mezzo mondo sono andati in giro per località turistiche a fare G4, G5, G8, G13, G20, G98 (quanti punti G esistono per la politica economica?!) a trovarsi per discutere di "crescita" dello 0,5% o del 1,9%.
Ricordo quanto patetica era la discussione fra "destra" e "sinistra" di qualche anno fa in cui ci si accapigliava per previsioni di "crescita" del PIL che erano errate per lo 0,1 o 0,2%...
Ma a cosa diavolo stavano pensando? Al sesso degli angeli?
Ora, tutto di un colpo, si parla di contrazione annuale del 10%.....

Inutile parlare male di chi non lo merita, andiamo oltre.

Mi sforzo di trovare qualcuno che abbia il coraggio di dire alcune cose, che non siano l'intima e profonda introspezione del proprio ombelico economico.
Mi sforzo di trovare qualcuno che stia guardando non dico alla Luna, ma almeno al'aria sopra l'indice anziché alla propria spalla.

Non trovo nessuno che abbia il coraggio di dire che, in clima di globalizzazione, con un costo dei trasporti quasi trascurabile, lo stipendio di un operaio che fa scarpe in Italia deve necessariamente tendere ad un livello comparabile a quello di un operaio che fa scarpe identiche in Cina.
Delle tre: o aumenta la retribuzione dell'operaio cinese, o diminuisce la retribuzione dell'operaio italiano o entrambe le cose.
E l'economia reale, quella dei soldi da lavoro, se ne frega del resto: come l'acqua in due vasi comunicanti deve andare in equilibrio.
Oppure l'operaio italiano fa cose che l'operaio cinese non sa fare.
Oppure in Italia abbandoniamo l'idea che si possa vivere da operaio e facciamo altre cose.

Non trovo nessuno che abbia il coraggio di dire che ci serve una generazione completamente nuova di prodotti/servizi che rimettano in moto il circolo virtuoso. Finché non troviamo qualcos'altro da "produrre", da "consumare" e per cui "crepare", siamo destinati ad un livellamento verso il basso di margini operativi, salari, potere d'acquisto.
E' l'effetto della concorrenza, sta scritto in tutti i libri di macro-economia.

La realizzazione del teletrasporto ci potrebbe aiutare: un prodotto nuovo, sicuramente desiderato da molti già oggi, aprirebbe potenzialità inaspettate, e blah, blah, blah.....
Ovviamente il "teletrasporto" è una provocazione come può esserlo un pannello solare che produce benzina o l'introduzione istituzionale del servizio "casa d'appuntamenti" e via dicendo.

Dobbiamo maturare la convinzione che dopo la rivoluzione industriale è terminata anche quella informatica/telematica. Ci serve un'altra tecnologia/filosofia abilitante e portante per costruire una nuova fase di espansione economica.

In alternativa, qualcuno cinicamente, potrebbe già pensare alla soluzione più volte adottata in Europa nel Diciottesimo e Diciannovesimo secolo: la guerra.
Distruggere tutto per ripartire daccapo.
E' un'ipotesi che io non voglio prendere in considerazione, ma il lettore stia ben attento che anche gli altri siano del mio parere e si diffidi di chi anche lontanamente sta cercando un nuovo "Pretesto di Sarajevo".

Il teletrasporto ci potrebbe aiutare...
almeno per un po'.

domenica 19 aprile 2009

Il mondo gira attorno alla gnocca

Il resto è stratificazione culturale.

mercoledì 11 marzo 2009

Le due metà

Da una parte chi "le regole meglio le rispettino gli altri".

Dall'altra parte chi "la fatica meglio la facciano gli altri".

In mezzo, una pattuglia disorientata.

lunedì 9 marzo 2009

Diteci da che parte state

Questa la notizia: "Non servirà la licenza per ricostruire i palazzi".

Ora i commenti.
Pochi mesi fa è stata sostanzialmente bloccata la possibilità di fare interventi per il recupero energetico su abitazioni esistenti perché aveva un costo eccessivo per le casse dello stato. Ora, a costo zero, via libera al palazzinaro di turno.

Proviamo a fare ordine.
Gli incentivi al risparmio energetico potevano avere tanti difetti, ma:
  • richiedevano che fossero emesse delle fatture
  • coinvolgevano e sviluppavano professioni che innalzavano il livello di competenze (tecnici abilitati, idraulici, elettricisti, ecc...)
  • stavano costituendo un terreno di investimento per industrie: rinnovamento di prodotti, produzione di prodotti nuovi
  • permettevano di ridurre su una prospettiva di lungo termine la dipendeza del Nostro Paese dalle fonti energetiche che importiamo dagli stati politicamente più instabili (produttori di metano e petrolio)
  • stavano diventando un successo: molti cittadini avevano aderito sborsando soldi veri in cambio di fatture vere e tecnologie nuove applicate alla loro casa vecchia.
Il piano di stimolo:
  • senza una precisa norma di recupero fiscale, e quindi si ricadrebbe nei costi che hanno portato al taglio delle normative per il risparmio energetico, nessuno sa come convincere il settore edilizio paradiso del lavoro nero e dell'evasione fiscale operata in modo scientifico a tutti i livelli, ad emettere fatture
  • l'aggiunta di una stanza o un cesso ad un edificio difficilmente stimolerà l'adozione di materiali innovativi o tecnologie che richiedano competenze particolari: molto probabilmente sarà ampiamente sfruttato per peggiorare brutture di cui già si potrebbe fare a meno
  • a parte l'edilizia dei lavoratori dell'est, non si vede quale altro operatore possa essere incentivato ad investire

Le chicche estratte dall'articolo:

«Dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati e hanno dei nipotini la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente».


Non ho mai abitato in una villa, non mi risulta che i figli di chi si può permettere la villa siano costretti a vivere con i genitori perché impossibilitati ad avere una casa diversa.

«Quello che si farà è in aderenza e in continuazione di case esistenti, quindi – aggiunge – nelle zone che sono previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto responsabilità dei progettisti».


Io me la vedo la responsabilità dei progettisti. Mi immagino in questa situazione il geometra che ha fatto l'accatastamento di una modifica interna di casa mia: è rimasto sbalordito quando ho chiesto la fattura.

Al posto del permesso di costruire, infatti, dovrebbe spuntare la perizia giurata del progettista. Novità, inoltre, per le sanzioni, che saranno solo amministrative per gli abusi più lievi mentre verranno aggravate per quelli riguardanti beni "sotto vincolo". E più spazio, infine, al ravvedimento operoso.


C'è qualcuno che immagina un progettista che dice al proprio cliente: "Non si può ampliare la volumetria" visto che le sanzioni saranno solo amministrative per gli abusi più lievi?

«dovranno valutarlo: serve per smuovere l'economia e in particolare l'edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi»


Non è più opportuno cominciare a valutare le amministrazioni che fanno il loro dovere bene e quelle peccano di eccesso di zelo?
Al governo sono tutti sicuri che "i mille burocratismi" non servano per generare un indotto non esattamente etico?!

giovedì 5 marzo 2009

L'importante è "tenere duro"

L'occasione di scrivere qualche strafalcione è ghiotta...
Oggi la Banca Centrale Europea ha deciso di abbassare nuovamente i tassi dal 2% al 1,5%

Direi un'ottima notizia, una manovra perfetta, infatti le borse hanno segnato un nuovo record negativo.

No, non sto facendo spirito da baraccone, sto esprimendo il mio stupore per le azioni che "quelli che sanno" stanno adottando per fronteggiare una crisi di proporzioni sconosciute.

Andiamo con ordine, cerchiamo di buttare lì qualche elemento soggettivo.
Un anno fa ho contratto un mutuo casa a tasso fisso, i tassi erano sensibilmente più alti di ora.
La scorsa settimana mi sono chiesto: "Potrà essere conveniente rottamare il mutuo con uno nuovo, visto che i tassi sono in discesa?"

Sorpresa!

I tassi dei mutui fissi, anziché scendere stanno salendo...
Facciamo un po' di lezione:
- i mutui variabili sono collegati ai tassi di breve periodo e stanno scendendo...
- i mutui fissi sono collegati ai tassi di lungo periodo e stanno salendo...

Non sono un economista, ma se i tassi di lungo periodo salgono, penso che sia perché "quelli che sanno" scommettono sul fatto che i tassi fra qualche anno saranno superiori a quelli attuali.

Questa è un'ottima notizia: l'economia ripartirà, la crescita sarà forte, sarà necessario adottare una politica di tassi elevati per frenare la crescita ed evitare effetti inflazionistici.
Questa è una pessima notizia: la montagna di debito pubblico che gli stati stanno mettendo sul mercato genererà inflazione a prescindere dalla crescita economica e le banche centrali saranno costrette ad una politica monetaria severa per evitare effetti inflazionistici disastrosi come quelli visti negli Anni '20 del Novecento ed in misura minore negli Anni '70 dello stesso secolo.

Se qualcuno trova notizie che una delle due sopra è quella indicata come "vera" da "quelli che sanno", me lo dica, così provvedo a cancellare l'altra.

Ritorniamo al titolo, l'importante è "tenere duro".
Non importa capire perché l'economia è su un binario morto, bisogna continuare a gettare carbone nella fornace della locomotiva. Nessuno si sta chiedendo se il binario sia quello giusto, o se magari è necessario tornare indietro un pezzo per prendere un'altra direzione. Bisogna "tenere duro", e allora:
fuochista, dentro carbone, noi si va avanti (si prova).

Siccome io non faccio parte di "quelli che sanno" e qui non faccio previsioni o spiegazioni che abbiano una qualsiasi base, ma semplicemente scrivo opinioni rigorosamente e gelosamente soggettive, stresso un po' il concetto di "soldi veri" e "soldi finti". Chi mi frequenta può testimoniare che questa non è una mia "scoperta dell'ultim'ora", ma una discutibile opinione che ho da molto tempo.

Il mio stipendio è fatto di "soldi veri", che veramente ho e di cui veramente posso disporre.
I soldi che prendo a prestito è fatto di "soldi falsi", che non ho veramente e di cui non posso disporre come voglio: al prestito consegue un debito che prima o poi va saldato.

Passiamo alla storiella della banca e della moneta.
Deposito 100 soldi in banca.
La banca ne mette 20 a riserva e presta 80 ad altri che contraggono un debito.
Questi 80 vengono spesi e tornano da parte di altri alla banca che ne trattiene diciamo 16 e presta i restanti 64 e così via...

Secondo questo schema, molto da "primo libro di economia", la moneta realmente circolante è superiore a quella iniziale e, in un certo senso, anche le attività economiche collegate.

Ora raccontiamo un'altra storiella, quella della borsa.
Anna, Franco e Giulia hanno ciascuno azioni per 100 soldi ciascuno, il valore complessivo è 300 soldi.
Enrico desidera comperare una parte di quelle azioni, ha 50 soldi a disposizione ed è disposto a comperare le azioni di Anna che però vuole guadagnarci.
Diciamo che Anna vende ciò che ha comprato a 25 per 50 e guadagna 25.
Ora il valore delle azioni è diventato 400 soldi e Anna ha anche guadagnato 25 soldi da re-impiegare nella borsa.
Se vado avanti i calcoli si complicano, ma con un po' di fantasia non è difficile immaginare che si può allegramente creare una "catena di S. Antonio" se riusciamo a far partecipare altre persone a questa storiella.
E la catena funziona, fino a quando c'è qualcuno che ha "soldi veri" da mettere nel sistema.

Ultima storiella, il debito "infinito".
Se prendo a prestito 100 soldi in banca dovendo restituire 110 soldi a fine anno, ma nel frattempo ho investito e a fine anno riesco ad avere 120 soldi, totalizzo 10 "soldi veri". Questo è il cosiddetto investimento.
Se prendo a prestito 100 soldi in banca, ne devo restituire 110 a fine anno.
A fine anno, prendo un altro prestito di 220 soldi: con 110 pago il debito precedente, con gli altri 110 espando il mio "volume d'affari". Alla fine del secondo anno, però ne devo restituire 240.
Se riesco ad aumentare il mio "volume d'affari" ogni anno, ogni anno riesco a produrre di più, vendere di più, indebitarmi di più.
Un giorno non riesco a produrre di più, vendere di più, indebitarmi di più, perché quello che produco e vendo non si può più vendere nelle stesse quantità. A questo punto resta un problema: il debito.

Ovviamente io ho scritto le tre storielle sopra in quanto non sono "un esperto" e nemmeno uno "che sa"; gli studiosi di economia hanno elaborato tutte le teorie necessarie per spiegare che la storiella non va mai come l'ho scritta io ma:
  • "il sistema si autoregola"
  • "il mercato contiene gli anticorpi alla speculazione"
  • "l'umanità deve guardare avanti"
  • "la storia dell'uomo è una storia di successi"
  • "l'economia può crescere all'infinito"
  • ...
La mia opinione, per me che "non so e non capisco" è la seguente: tutti i meccanismi alla base del funzionamento dell'economia di mercato si basano sulla proprietà delle "leve", ovvero dell'effetto moltiplicatore.
E questi effetti sono tutti ad andamento esponenziale, ovvero pretendono che il tutto cresca in modo proporzionalmente costante: non basta che le cose crescano, ma devono crescere anche sempre con la stessa velocità, altrimenti i meccanismi si inceppano.

La differenza la fa soprattutto l'esponente, ovvero la velocità con la quale un sistema può ragionevolmente crescere sul lungo periodo:
  • se l'esponente è piccolo, si vivacchia in modo un po' poverello e ci si deve un po' accontentare del sole, dell'aria, del mare, ecc...
  • se l'esponente è grande, si stravizia alla grande e ci si permetteno molte spese
ma sotto tutto c'è una questione di "soldi veri" e "soldi finti".
I "soldi veri" sono dati dall'espansione che realmente il sistema può avere grazie alle sue forze interne.
I "soldi finti" sono quelli dovuti all'espansione forzata, ovvero quando c'è apporto esterno, debito in accumulo e via dicendo.

Per i "soldi finti" vale la regola del poker: prima o poi, qualcuno dice sempre "vedo". Chi non ha "soldi veri" in mano, perde.

Ebbene, per finire, il mio stupore sulle decisioni prese da "quelli che sanno" è il seguente: c'è una tensione a sostenere le fabbriche dei "soldi finti", a generare nuovi "soldi finti" e così via. Ma al mondo ci devono essere, in diversi posti, anche enormi cumuli di "soldi veri": nessuno si sta preoccupando di capire come individuare i "soldi veri" e rimetterli in circolo per generare una spinta che non sia un fuoco di paglia, ma una forza che possa durare sul lungo periodo.

mercoledì 18 febbraio 2009

Spirale in discesa

Passano i giorni, le settimane, i mesi, ma pare che i "grandi del mondo" siano molto piccoli, inermi, incapaci di prendere in mano la situazione.
Parliamo di crisi economica, di produzione industriale che si contrae vertiginosamente, di grandi gruppi industriali che riducono produzione e organico in modo drastico.
Fin qui non è pessimismo: accade, viene riportato dalle agenzie, è un dato, a prescindere che piaccia o no.
L'ottimismo sta nel credere che finita la fase di contrazione dell'economia, inizierà una nuova fase di espansione.
OK, siamo ottimisti, l'economia ripartirà.

Quando, dove, da dove?
Eh, eh, è qui che ci accorgiamo che un intero gruppo sociale del pianeta, la "nuova aristocrazia", quella che governa il mondo con libere elezioni, non ha la minima idea di come raddrizzare la rotta della nave che continua a perdere velocità.

Ragioniamo per estremi.
Può l'economia contrarsi in modo indefinito? No, io credo proprio di no: ad un certo punto la domanda di cose necessarie, incontra l'offerta di cose necessarie ed il sistema trova un nuovo equilibrio. Questo è sicuramente un punto di equilibrio stabile, difficile da collocare con precisione, probabilmente sui consumi pro-capite del 1980 (tanto per dire un anno a caso che può essere significativo). In effetti dobbiamo solo tornare al "prima dei mitici Anni 80", quelli in cui la speculazione finanziaria comincia a diventare professione di truffa legalizzata e stimata.
In termini pratici, dobbiamo tutti tornare a comprare quando il cappotto è rotto o proprio brutto, quando le scarpe cominciano a scollarsi/bucarsi, quando i polsini della camicia sfilacciano, ecc...
Sotto quel livello non mi sembra ad oggi corretto pensare che i nostri consumi ritornino.
Però, se facciamo un esame di coscienza, ci aggorgiamo che probabilmente consumavamo circa la metà, quindi basta produrre la metà e lavorare... beh ditelo voi.

All'altro capo, sta la possibilità che noi si sia nel punto più basso oggi e domani le cose ricominceranno a migliorare. Per affermare questo servirebbero dei dati oggettivi che al momento nessuna agenzia trasmette.

Cosa fanno quelli che possono decidere?
Facciamo una lista oggettiva:
  1. proteggono le istituzioni e le menti che hanno trasformato denaro risparmiato da lavoratori in carta straccia
  2. per proteggere quelli al punto sopra, creano nuova carta (debito pubblico) in cambio di soldi veri
  3. rivedono le previsioni al peggioramento mese dopo mese
  4. attuano manovre di stimolo all'economia che tendono ad incentivare lo stesso modello economico che è andato in crisi
  5. tutti concordi danno la colpa ai "banchieri", entità astratta e metafisica, che ha "generato la crisi finanziaria", conseguenza della quale è la "crisi economica"
  6. nessuno sta chiedendo le dimissioni dei "banchieri" di cui al punto precedente
  7. nessuno sta verificando se "la crisi finanziaria" sia un'entità imprescindibile o il frutto di reati e/o mancato rispetto di normative
  8. pochi, quasi nessuno, di quelli che hanno il potere, si pone il problema che forse può diminuire i propri introiti, quantomeno come gesto di solidarietà nei confronti di chi sta perdendo il posto di lavoro
  9. nessuno ci sta dando l'idea che siamo in una situazione grave, ma c'è un gruppo di esperti dall'intelligenza "vivace e acuta" che sta elaborando una proposta innovativa per iniziare una virata faticosa, ma indispensabile, verso nuovi modelli economici.
Dal punto di vista politico, ci dobbiamo accontentare dell'ottimismo di maniera della "maggioranza che governa" e del catastrofismo cosmico della "opposizione che non governa".
Dal punto di vista economico ci dobbiamo accontentare a misure dubbie, volte a conservare il disastro in atto da parte della "maggioranza" e idee tanto mirabolanti quanto confuse da parte della "opposizione".

Qui serve un piano di ricostruzione dell'economia:
  1. dobbiamo rivedere le basi teoriche, in quanto quelle attuali sono buone solo per riempire i libri degli studenti; ogni qualvolta si cerca di applicarle alla realtà, migliaia di studiosi di economia si trincerano dietro "distinguo", come dire che sì è così però non è così
  2. dobbiamo rivedere le regole: qui non si tratta di mettere in discussione i principi del libero mercato come qualcuno sarebbe facilmente tentato di fare. Qui bisogna capire come fare in modo che chi truffa sia un truffatore. Chi scambia soldi veri per carta straccia, truffa
  3. dobbiamo rivedere come, dove, cosa produrre: trovare nuovi equilibri, uscire dallo status quo attuale, innovare nel senso di criticare gli ultimi 20 anni per trovare strade nuove, moderne
  4. dobbiamo mettere in condizione di utilizzare i soldi veri, a chi li ha, in modo che l'utilizzo permetta di fornire l'energia necessaria a quanto previsto dal punto 3
  5. dobbiamo evitare di creare ulteriore debito che non abbia un piano di rientro chiaro, possiamo fare debito a qualsiasi livello (famiglia, impresa, stato), solo come forma di investimento, non come forma di spesa
  6. dobbiamo amministrare la massa di denaro reale, non quella che si basa su debito che poggia su debito sotto il quale c'è debito dentro il quale ci sono titoli di debito ... sotto cui non si sa cosa c'è, secondo i principi "del buon padre di famiglia"
Vi sembra un'idea tanto strampalata?



P.S.: continuo a resistere alla tentazione di pubblicizzare questo blog agli amici per due motivi:
  1. risparmio loro la noia di sentirsi in obbligo di dare un'impressione
  2. sono proprio curioso di vedere se prima o poi entra qualcuno per sbaglio, a parte "mitico Bais" che si è agganciato per altri motivi in tempi antichi

mercoledì 4 febbraio 2009

Crisi di fiducia

Ogni tanto mi sento attratto dal continuare a scrivere considerazioni che nessuno legge.
Continuo ad ascoltare Radio 24 due volte al giorno: da casa al lavoro, dal lavoro a casa.
Passano le settimane, passano i mesi, restano le chiacchiere.
Facciamo un rapido punto della situazione.
Più di un anno fa, qualcuno si accorge che finanziare mutui e prestiti che eccedevano le capacità di rimborso stava diventando un problema.
Meno di un anno fa, qualcuno si accorge che una serie di "titoli derivati" convertivano soldi veri di risparmiatori in crediti parzialmente inesigibili, ovvero in mutui dati senza le necessarie garanzie.
Pochi mesi fa sono saltate alcune banche.
E poi?
Un po' alla rinfusa, i vari governi hanno cercato di arginare le falle più grosse: chi ha comprato pezzi di banche (Royal Bank of Scotland è praticamente di Sua Maestà), chi ha assicurato con coperture ingenti l'attività bancaria per scongiurare il pericolo del fallimento, chi dice di creare una "bad bank" e chi più ne ha, più ne metta.

Poi qualcuno parla di "crisi di fiducia" dei mercati. Mi verrebbe da chiedere quale motivo ci sarebbe per avere fiducia posto che:
  1. molti dei dirigenti che hanno costruito l'attuale crisi finanziaria sono saldamente al loro posto, magari con la ricetta per produrre l'antidoto contro il veleno appena iniettato nell'economia di tutto il pianeta
  2. i politici non prendono in considerazione l'idea di cambiare le regole che hanno consentito di convertire soldi veri in carta straccia senza che questo possa comportare reato
  3. nessuno si rende conto che ogni persona con un reddito reale è soprasatura di beni durevoli e non durevoli che ha comprato in modo esagitato da dieci o più anni a questa parte: a parte il cibo, potrebbe vivere per anni senza comperare vestiti, scarpe, oggetti per la casa, ecc...
  4. le idee per uscire dalla crisi, scarseggiano, anzi talvolta pare che ci si sforzi di restarci dentro.
Faccio subito un esempio: per salvare l'industria dell'auto che si fa?
Bonus di 1000€ e risparmio del bollo per 3.
Embè?
Se l'auto ce l'ho, considerato che il mio vicino di casa è in cassa integrazione, mio cognato in mobilità, e via dicendo, per quale motivo sarei incentivato a risparmiare 1000€ se ne devo spendere circa 10 volte di più e magari un'automobile funzionante già ce l'ho?
Non esistono formule strutturali che permettano di riconvertire l'industria automobilistica e produrre un disegno di largo respiro che possa durare 10/20 anni?
Possiamo stimolare l'industria a produrre cose che non abbiamo, che potrebbero servirci, che potrebbero migliorare la nostra qualità della vita?
Ci fosse qualcuno che si sforza di mettere a punto un piano nazionale strategico, con indicazioni chiare di dove investire.
Credete che non ci siano le opportunità?!?!
Lungi da me il qualunquismo, passiamo agli esempi pratici:
  • in più posti del mondo si stanno installando i primi aerogeneratori off-shore (mulini ad aria per produrre elettricità posti nel mare, vicino alla costa, anzichè nell'entroterra). Da noi sono già partiti i movimenti per la salvaguardia del paesaggio.
  • pochi sanno che la maggior parte delle centrali italiane che producono elettricità sprecano enormi quantità di calore che potrebbero essere usate per il teleriscaldamento: scaldiamo i fiumi ed il mare, con grande goduria della fauna ittica che non paga la bolletta, poi compriamo altri combustibili per riscaldare le case. Ma se quel gas non viene venduto, chi lo vende non ci guadagna, quindi si abbassa il PIL e stiamo peggio. Se invece il gas lo vendiamo due volte perché una parte la usiamo per scaldare mari e fiumi, il PIL si alza e stiamo meglio, peccato che poi non si sappia cosa produrre e soprattutto cosa comprare.
  • forse ancor meno sanno che è possibile scaldare le case (e l'acqua della doccia) per mezzo di impianti di cogenerazione: si produce elettricità con una centrale in miniatura, si utilizza il calore di scarto per scaldare la casa. Anche qui vale il discorso sopra, chi vende il gas ci rimetterebbe.
  • le automobili sono sempre più grandi e più pesanti: possibile che non si possa incentivare la produzione di automobili che non richiedano di allargare le strade delle città per passare? Automobili più piccole e più leggere vuol dire risparmio per tutti: più posto sulle strade, più parcheggi disponibili, meno carburante. Più risparmio per tutti dovrebbe essere più guadagno per tutti o no? E invece, ogni casa automobilistica quando esce con il nuovo modello si sente in obbligo di aggiungere qualche centimetro. Una Golf degli anni 80 era praticamente una Polo di oggi. Siamo cresciuti di statura così tanto? Ne abbiamo proprio bisogno?
  • i nostri trasporti pubblici sono in condizioni disastrate: linee ferroviarie che si avviano al secolo di vita senza interventi migliorativi sostanziali, carrozze ferroviarie fatiscenti, autobus di vent'anni che non rispettano alcuna norma anti-inquinamento
  • gli scali merci sono in completo disfacimento: anche dove lo scalo merci è a ridosso del porto, riuscire a combinare un trasporto marittimo con uno su rotaia è più un gesto di sfida che un modello di business
  • la multimodalità gomma/rotaia funziona solo dove il monopolista dell'autostrada prende anche la concessione in monopolio della rotaia
  • la ristrutturazione di casa per migliorarne le caratteristiche energetiche viene sostanzialmente scoraggiata dalla norma del "prendi il biglietto prima di cominciare" (e sappiamo bene che i biglietti vincenti qualcuno è più avvantaggiato nel reperirli)
  • il telelavoro è una specie di eufemismo: si applica a rari casi, praticamente si tratta di accademia dell'organizzazione del lavoro. Eppure potrebbe permettere di risparmiare enormi inutili costi di trasporto che potrebbero essere meglio impiegati in altri comparti
Le osservazioni sopra sono tutte relative a cose che si possono fare oggi, non sono cose che necessitano 20 anni di ricerca senza sapere se funzionano, serve solo la volontà di farli e di finanziarli.
Ma posto che si debbano finanziare investimenti per 1000 miliardi di Euro per rilanciare l'economia, dici che sia meglio investirli per trovarsi "un passo avanti" dopo la crisi, o che sia meglio spenderli per tener assieme con gli spaghi un sistema che risente la crisi del tempo?

sabato 10 gennaio 2009

La logica del debito su debito

Una premessa: andando e tornando dal lavoro ascolto spezzoni di trasmissioni di Radio 24. Solo spezzoni, quelli che catturo nel fortunatamente breve viaggio.
Sento spesso trasmissioni che parlano della crisi finanziaria, della crisi economica, ecc...
Sento molte opinioni illustri ed anche per fortuna molte informazioni che paiono oggettive.

Sui dati non ho nulla da obiettare, sulle opinioni degli illustri ospiti sì.

Premetto che non ho ambizione di essere l'ennesimo esperto, come evito di trasformarmi in CT della nazionale il giorno dopo una sconfitta. Però mi sembra che le opinioni illustri, tutte valide, non tengano molto conto di una serie di fenomeni che accadono al famoso "uomo della strada".

Partiamo dal titolo di questo post: "La logica del debito su debito".

I racconti della crisi attuale fanno normalmente riferimento alla "crisi dei mutui": ad un certo punto negli Stati Uniti molti cittadini con un mutuo non sono più stati in grado di pagare le rate, e da qui parte l'effetto domino che arriva ad oggi.

Domanda: "Ma qualcuno aveva la posta elettronica 3-4 anni fa?" Ovviamente sto lanciando una provocazione, io possiedo l'attuale indirizzo di e-mail da dodici anni, credo che molti siano in una situazione analoga.
Allora parliamo di spam, di pubblicità non desiderata, di spazzatura che invade le nostre caselle di posta; lo spam segue le mode, è ciclico, stagionale: una stagione propongono medicinali contro l'impotenza, una stagione sesso a buon mercato, una stagione farmaci senza prescrizione medica, una stagione rifinanziamenti.
Esattamente rifinanziamenti, lo scrivo per evitare indugi: per mesi interi la mia casella di posta elettronica era inondata di proposte per rifinanziare o "consolidare" il debito, sembrava che il grosso problema del popolo statunitense si fosse spostato dall'avere prestazioni sessuali strabilianti a rifinanziare il proprio mutuo sulla casa o prestito per l'automobile.
Durante quella stagione di spamming più volte mi sono fatto un'idea chiara: l'abitante medio degli Stati Uniti stava spendendo più di quanto poteva, stava vivendo al di sopra delle proprie possibilità e prima o poi il nodo sarebbe arrivato al pettine.

Io non sono né un sociologo, né un analista finanziario, né un economista. Devo quindi immaginare che il fenomeno da me notato fosse noto a molti: nessuno si è preoccupato di intervenire prima della metastasi? Era proprio necessario arrivare ad una crisi finanziaria epocale prima di accorgersi che non è possibile spendere sistematicamente più di quanto si guadagna?

Nel frattempo sono passati i mesi, parecchi, e come dicono gli esperti "c'è rischio che la crisi si trasformi da finanziaria a economica". Domanda: "Per capire che la crisi è già economica da un bel po', è necessario che le strade vengano invase da persone senza lavoro?" o si può desumere dalle abitudini di spesa, dalla propensione al consumo, dalla capacità di risparmio dei cittadini "normali" (ovvero quelli che percepiscono un reddito sul quale pagano le imposte secondo quanto previsto dalla legge corrente?).

Quali azioni sono state intraprese per risolvere il problema?
Alcune banche (americane) sono state fatte fallire, altre sono state salvate, ovvero si è trovato il modo per coprire montagne di debiti privati con soldi pubblici degli stati. Questo permette di evitare il tracollo del sistema finanziario, i cui risvolti sarebbero oggi paragonabili a quelli di una "guerra mondiale".
Inoltre, in alcuni stati, per sostenere la domanda, ci sono piani di spesa consistenti, abbinati a politiche monetarie che hanno letteralmente schiacciato i tassi di interesse verso il basso.
Analizziamo questi due elementi:
  • molta spesa pubblica, molto lavoro, rilancio dell'economia in puro stile Keynesiano
  • tassi di interesse bassi, grande possibilità delle aziende di accedere al credito, spinta degli investimenti, rilancio dell'economia
Ma funzionerà?! Ovviamente c'è da sperarci, visto che se non funzionerà tutti ci rimetteremo, ma cerchiamo di capire i rischi di questa manovra.

Molta spesa pubblica, significa grande necessità di soldi da parte dello stato.
Uno stato si procura soldi normalmente in due modi:
- crea moneta
- chiede i soldi in prestito, ovvero crea debito pubblico
La prima manovra è considerata normalmente controproducente dagli economisti: l'aumento della moneta circolante genera automaticamente inflazione che per essere successivamente domata richiede una stretta sui tassi di interesse, quindi l'unica strada che si tende a percorrere è quella di creare nuovo debito pubblico.
Ma il debito pubblico può crescere all'infinito? Negli anni 80 alcuni credevano di sì, e in Italia si è fatta un'ottima sperimentazione in tal senso: titoli di stato a nastro per pagare il disavanzo della spesa pubblica. Nel 1992, a seguito di un consistente shock monetario, con il cambio della Lira che precipitava nei confronti di tutte le maggiori monete, ci si rese conto che il debito pubblico non poteva crescere in modo indefinito e si iniziò la faticosa, faticosissima manovra di rientro che ogni governo tenta di portare avanti ormai da 17 anni, senza mai riuscire a venirne a capo. Poi nasce l'Euro, e alcuni dei parametri fondamentali del Trattato di Maastricht sono proprio relativi al massimo debito pubblico possibile.

I circa 2000 miliardi di dollari di nuovo debito che gli Stati Uniti immettono sul mercato per la manovra di salvataggio delle istituzioni bancarie e di sostegno all'economia sono sostenibili?
Speriamo di sì, ma non dimentichiamo che le ultime aste sembrano avere delle difficoltà.

Cosa succede se il debito collocato diventa troppo? Fino ad un certo punto, le banche centrali possono aumentare i tassi per cercare di attirare più risparmiatori; oltre un certo punto i titoli restano non collocati, quindi il debito non può essere contratto, i soldi non possono essere spesi per rilanciare l'economia, i tassi reali di mercati si spostano verso i valori massimi.

Passiamo ad analizzare il secondo elemento: "tassi di interesse bassi".
Abbiamo già evidenziato come la creazione di moneta e la creazione di debito di fatto tendano a spingere i tassi al rialzo.

Alla fine dello sproloquio vi lascio con alcune domande:
  • pare che tutto possa essere risolto con la copertura di un debito con uno più grande. Funzionerà anche questa volta o la dimensione del debito sarà tale da non essere più gestibile?
  • è pensabile che si possa spendere più di quanto si ha in modo sistematico, o prima o poi arriva il momento in cui bisogna scoprire le carte?