mercoledì 15 dicembre 2010

Comunicazione aperta

Gentile Domenico Belli,
mi presento: sono socio di Greenpeace da svariati anni, credo una decina. Rinnovo puntualmente la mia quota associativa, ricevo periodicamente la rivista Greenpeace News che leggo con interesse.

Scelgo di scrivere a lei - Responsabile campagna Energia e Clima - in forma pubblica per poter condividere con alcuni conoscenti di Facebook un approfondimento.

Nel numero 99, arrivato proprio oggi, ma di cui non ho trovato un link sul sito, a pagina 6 trovo le seguenti informazioni:

[...]
Mentre i grandi della Terra continuano a discutere, c'è una realtà che si fa strada: a partire dallo scorso marzo, per la prima volta dal 1973, negli Stati Uniti la produzione di energia primaria da fonte rinnovabile ha superato quella nucleare. Lo confermano i dati del "Monthly Energey Review", il rapporto mensile sul sistema elettrico statunitense pubblicato dal Dipartimento dell'energia (DOE): 197 terawattora (TWh) del nucleare contro i 200,50 delle rinnovabili. Il dato è stato confermato anche nei mesi successivi, da marzo fino a giugno, quando la forbice si è allargata ulteriormente: 209,91 TWh del nucleare contro 225,55 TWh delle rinnovabili.
[...]

Il rapporto è un documento pubblico scaricabile al seguente link: http://www.eia.doe.gov/mer/pdf/mer.pdf e l'edizione di novembre consta di 212 pagine di facile lettura in quanto principalmente composte da tabelle di numeri e grafici.

La rivista parla di "produzione di energia primaria" che nel rapporto del DOE è descritta dal contenuto delle tabelle 1.1 e 1.2 alle pagine 3 e 5.
Nel rapporto del DOE l'energia è espressa in termini di BTU (British Termal Unit) mentre nell'articolo si parla di TeraWattOra: le due unità sono convertibili per mezzo del rapporto
1 BTU = 0.293071 W·h

Queste le mie osservazioni:
  1. l'unità BTU è un arcaismo anglosassone che in Italia probabilmente pochi avrebbero compreso; la conversione in WattOra è corretta da un punto di vista fisico, ma nasconde un'insidia dal punto di vista interpretativo: per la maggior parte dei lettori il WattOra è associato alla bolletta elettrica e questo potrebbe indurre molti lettori a pensare che negli Stati Uniti, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha superato la produzione di energia elettrica da fissione nucleare e questo non è vero
  2. a rafforzare la percezione che si tratti di energia elettrica, c'è anche il fatto che la fissione nucleare viene usata prevalentemente per produrre energia elettrica, mentre la tabella si riferisce alla produzione di energia primaria, in cui sono compresi i processi termici industriali, il riscaldamento, il trasporto, ecc...
  3. il rapporto di novembre riporta anche che nei mesi di luglio ed agosto la situazione si è ribaltata, con una produzione da fissione nucleare superiore a quella da fonti rinnovabili; in questo caso i tempi di stampa e di spedizione postale giocano a sfavore, ma il modo in cui la notizia è posta "Il dato è stato confermato anche nei mesi successivi, da marzo fino a giugno, quando la forbice si è allargata ulteriormente: 209,91 TWh del nucleare contro 225,55 TWh delle rinnovabili" suggerisce una situazione di trend certo che attualmente non corrisponde ai fatti
  4. la produzione di energia elettrica negli USA è descritta al capitolo 7: la figura 7.2 a pagina 94 riporta in ordine di importanza le fonti: carbone, gas naturale, nucleare, idroelettrica, petrolio; il fatto che la voce sia ancora "idroelettrica" e non "fonti rinnovabili" dà una prima indicazione sulla marginalità delle altre fonti rinnovabili rispetto alla componente idroelettrica (non sempre eco-compatibile); la tabella 7.2a a pagina 95 illustra la composizione delle fonti rinnovabili e conferma che la parte del leone spetta al comparto idroelettrico, con l'eolico in seconda posizione ed il solare all'ultimo posto. Deve essere notato che nel settore "fonti rinnovabili" sono inseriti anche i rifiuti: Municipal solid waste from biogenic sources, landfill gas, sludge waste, agricultural byproducts, and other biomass. Through 2000, also includes non-renewable waste (municipal solid waste from non-biogenic sources, and tire-derived fuels) sulla cui rinnovabilità ed eco-compatibilità ci sono molti distinguo da effettuare
  5. va posto in evidenza che anche la tabella della "produzione di energia primaria" di cui ho parlato sopra, comprende la stessa categoria di rifiuti illustrati al punto 4
  6. infine, sempre la tabella 1.1, alla voce "fonti rinnovabili" riporta una nota non trascurabile: Most data are estimates. See Tables 10.1-10.2c for notes on series components and estimation. I dati attuali, del rapporto, sulle fonti rinnovabili sono per la maggior parte (Most data) stimati e, quindi, possono scostarsi in modo più o meno significativo dalla situazione reale.
In conclusione, la invito ad effettuare uno sforzo per migliorare la qualità dell'informazione dell'organizzazione, nell'interesse di tutti gli associati per rendere i messaggi sempre più incisivi e non attaccabili.

Cordialmente
Ch.F.

mercoledì 8 settembre 2010

Ridi pagliaccio (italiano)

Sulla home page di La Repubblica è stato installato un contatore che mostra da quanto tempo il Ministero per lo Sviluppo Economico è senza ministro.
Che serva un Ministero per lo Sviluppo Economico quando esiste un Ministero dell'Economia sarebbe un po' da discutere, ma si sa...
Si potrebbe pensare che l'iniziativa del quotidiano è un'iniziativa di protesta, invece secondo me c'è di molto più succoso.
Io, per esempio, sono uno dei pochi in attesa che venga nominato il successore di Aldo Brancher al "Ministero per la Sussidiarietà e il Decentramento".

Sissignori, io aspetto fiducioso.

Anzitutto, mi scuso se il nome del ministero non fosse corretto, ma l'unica fonte in cui l'ho trovato è la pagina di Wikipedia dedicata ad Aldo Brancher; Wikipedia non è certo la fonte più autorevole per questo tipo di informazioni sulle più Alte Funzioni dello Stato, ma d'altra parte il decreto del Presidente della Repubblica del 18 giugno 2010 ci dice che viene nominato un ministro, ma non si sa a che cosa.
La mia sembra quasi propaganda di bassa lega ed invece è proprio vero: ciascuno può leggere cosa non contiene il decreto:

L'on. Aldo BRANCHER, deputato al Parlamento, e' nominato Ministro senza portafoglio e cessa dalla carica di Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il presente decreto sara' comunicato alla Corte dei conti per la registrazione.


Per i più volenterosi c'è anche un articolo de Il Sole 24 ore, che non è esattamente ciò che si definisce un quotidiano di opposizione: 10 giorni dopo la nomina, non si capisce ancora di cosa si dovrà occupare il ministro.

Ciò che trovo più intollerabile è che la maggior parte dei cittadini di questo paese - volutamente minuscolo - dimentichi nel giro di pochi mesi che un Ministero è stato creato, il ministro incaricato si è dimesso dopo qualche manciata di giorni, ma non è stato più sostituito.
Se a nessuno frega niente della nomina dei Ministri - non stiamo parlando di nomine di guardialinee non professionisti, ma di Ministri della Repubblica, perché non posso essere nominato Ministro pure io?

Rivendico un Ministero, qualunque esso sia, mi impegno a fare meglio di Aldo Brancher.

Ridi pagliaccio (italiano)

martedì 6 luglio 2010

Controstampa: energie alternative

Oggi un pessimo esempio di articolo pseudo-scientifico divulgativo ci è offerto da Il giornale:

Il raggio che dà energia. Gratis

Non si può che definire l'articolo un'enorme accozzaglia di "si dice che", "si pensa che", "il complotto di", favoleggiando una misteriosa scoperta fatta in epoca fascista, tenuta segreta con l'aiuto del papa, e via dicendo. L'unico riferimento pseudo-storico che l'autore, tale Rino Di Stefano, si è fatto sfuggire, è un aggancio con i Templari. Da un punto di vista scientifico, è sufficiente la fisica del liceo per rendersi conto degli svarioni riportati dall'autore; il più gustoso è forse il nome dato alla reazione materia-antimateria: "ionizzazione".
D'altra parte, è sufficiente guardare i precedenti articoli scritti dall'autore, per capire la sua dedizione e competenza in campo di divulgazione scientifica:
Oggi su Il fatto quotidiano, in tema di energie alternative, è comparso il seguente articolo:

Energia solare del deserto per illuminare il mondo, la soluzione ai disastri ambientali

non la perfezione assoluta, alcune sbavature ovviamente ci sono, ma si tratta della notizia di un progetto in fase di finanziamento...

Al lettore l'ardua sentenza...

lunedì 21 giugno 2010

Signoraggio bancario

Non ne sapevo nulla.
Continuo a non saperne nulla.
Però questo punto di vista sembra interessante e non esattamente "ridicolo":

Versione concentrata:
http://www.youtube.com/watch?v=1XlEh7bP1zk
http://www.youtube.com/watch?v=1BuuF3ZNgQc

Versione estesa:
http://www.youtube.com/watch?v=Bm-4x_-AJxs
http://www.youtube.com/watch?v=nFbOZokzdk4
http://www.youtube.com/watch?v=BMiPZ2Xhg4A
http://www.youtube.com/watch?v=_dx41VZir8U
http://www.youtube.com/watch?v=LvTo-IkxjPk

Ci potranno anche essere degli errori, ma il ragionamento presenta questioni su cui è bene interrogarsi e dubitare (mai avere certezze...)

mercoledì 9 giugno 2010

Approssimazione per tutti

Si sente spesso parlare dei problemi che affliggono il mondo dell'informazione: pressioni, spintoni, mancanza di libertà, ecc...
Oggi ho trovato un errore molto significativo, la fonte è "Il Sole 24 ore".
Riporto il paragrafo che merita attenzione:

C'e' però una concessione che l'etica giornalista americana non passa: la parzialità dichiarata. La Thomas è figlia di immigrati libanesi. Ha espresso un punto di vista molto preciso e lo ha espresso senza pensarci troppo come in effetti può capitare a una novantenne simbolo. «Cosa può dirci di Israele?» le chiede David Nesenoff, un rabbino che la intervistava sul prato della Casa Bianca lo scorso 27 maggio alla fine di un evento della Casa Bianca dedicato alle tradizioni ebraiche: «Tell them that they should get the hell out of there»… attacca la Thomas – «...ditegli che dovrebbero prendere e andarsene dalla Palestina …ricordate? Queste gente è occupata ed è la loro terra non della Germania o della Polonia...».


E' significativo che la frase:
«Tell them that they should get the hell out of there»

sembra essere tradotta con:
«...ditegli che dovrebbero prendere e andarsene dalla Palestina

il resto della frase ovviamente è un'appendice.

Allora, faccio una prova, metto la frase inglese nel traduttore di Google per vedere cosa ne viene fuori:
"Dite loro che dovrebbero ottenere l'inferno fuori di lì"

Io che non ho l'abilitazione ad esercitare la professione di giornalista, nel mio piccolo, l'avrei tradotta così:
"Dite loro che dovrebbero portare l'inferno fuori da là"

Sorgono ipotesi:
  • svista di composizione, mancano delle frasi
  • ignoranza, cattiva traduzione
  • malafede, si vuole addolcire la pillola
Ognuno può farsi la sua idea, ma un fatto è certo: i lettori che non conoscono la lingua inglese non possono sapere che la giornalista in questione ha paragonato la situazione attuale in Palestina con l'inferno. E' un'opinione personale con la quale si può essere d'accordo o meno, ma sicuramente è un'opinione chiara. Meno chiaro è il messaggio che ci ha proposto l'illustre quotidiano.

martedì 8 giugno 2010

Numeri sul nucleare

Si può essere favorevoli o contrari al nucleare.
Mi limito a fissare alcune informazioni che vengono riportate dalla stampa, oggi 8 giugno 2010.
Il governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi sta ormai da tempo organizzando i lavori per costruire le future centrali nucleari.

Per chiarezza, io sono contrario per i seguenti motivi:
  1. non mi fido delle aziende italiane in generale, non mi fido della leggerezza con cui in Italia si eseguono alcune cose e la tecnologia nucleare non ammette leggerezze
  2. si continua ad evitare di parlare del più grosso, dal mio punto di vista, problema: come e dove custodire le scorie, la spazzatura prodotta dalle centrali, che risulta pericolosa per un tempo compreso fra i 500 ed i 1000 anni
  3. si minimizza la questione della dimensione dei giacimenti e del costo di estrazione dell'uranio futuro: ci sono pareri molto discordandi sulla disponibilità di uranio utilizzabile nei prossimi decenni
  4. l'Italia è un paese geologicamente complesso (pieno di montagne), con la popolazione molto concentrata nelle zone più favorevoli alle attività indistriali e soprattutto con pochissime aree che garantiscano requisiti di sicurezza sufficienti: distanza dai centri abitati, grande abbondanza di acqua (dolce) e assenza di fenomeni sismici; da un punto di vista geografico, individuare zone con le tre caratteristiche è molto difficile
  5. la convenienza economica del nucleare "sicuro", ovvero rispettando tutte le norme di sicurezza e prevedendo una gestione completa delle scorie è un tema sul quale si sono lette solo voci discordanti negli ultimi 40 anni
Detto questo, non ho alcuna voglia di aprire un dibattito "nucleare sì, nucleare no". Trovo più produttivo fissare alcuni numeri che vengono oggi forniti. Potranno tornarci utili fra qualche anno per capire che, secondo il mio modesto parere, ci stanno dicendo delle cose che non corrispondono al vero:
  • se sono bugie, il lettore giudichi se è giusto che ci vengano raccontate
  • se saranno frutto di ignoranza corrente, il lettore giudicherà se è accettabile che si intraprendano simili imprese (e spese) senza sapere con certezza cosa si sta facendo.
Faccio riferimento al seguente articolo de Il Sole 24 ore, sufficientemente vicino agli industriali italiani per non aver sospetti: se non sanno loro cosa stanno facendo, chi dovrebbe?

Ecco i numeri che dobbiamo ricordarci fra qualche anno:
  1. 4 reattori da 1600 Megawatt ciascuno; costo unitario 4,5 miliardi di Euro, costo complessivo 18 miliardi di Euro
  2. "prima pietra" del primo reattore: metà 2015; gli altri uno ogni 18 mesi, quindi:
  3. "prima pietra" del secondo reattore: fine 2016
  4. "prima pietra" del terzo reattore: metà 2017
  5. "prima pietra" del quarto reattore: fine 2018
  6. costo stimato energia prodotta: da 55 a 60 Euro per Megawatt/ora (da cui, incertezza sul costo di partenza = 10%); non è specificato se il costo comprende lo smaltimento delle scorie
  7. prima produzione di energia: 2020 "se tutto andrà davvero liscio" (testuali parole dell'articolo)
Cerco altri articoli per fare dei confronti.

Questo del Corriere della Sera è più vecchio (10/02/2010) e conferma le previsioni dei tempi, ma non parla di costi.

Continuo a cercare sui siti delle varie testate giornalistiche; il 10/02/2010 Il giornale pubblica un articolo con gli stessi contenuti del precedente.

Cerco un po' sul sito di ENEL.
Questo articolo ci assicura la competitività dell'energia nucleare, ma non parla di costi, non fornisce numeri, quindi è inutile per qualsiasi confronto.
In questo articolo vengono forniti alcuni numeri:
  1. produrre energia per via nucleare costa il 20% meno che con il gas
  2. se il gas raddoppia di prezzo, l'energia prodotta ha un aumento di costo del 70%
  3. se l'uranio raddoppia di prezzo, l'energia prodotta ha un aumento di costo dell' 8%
In questo articolo vengono riconfermati i tempi ed è disponibile anche un filmato prodotto da "Rai Educational" che trovo raccapricciante nel modo in cui presenta l'argomento:
  1. utilizza un'enfasi che avevo visto solo nei filmati dell'Istituto Luce prodotti durante il ventennio fascista
  2. con accostamenti di grandi scienziati della fisica a giocatori della nazionale di calcio, non tralasciando l'ormai abusato vezzo di presentare Bruno Pontecorvo come appendice

Non trovo altre notizie recenti, se qualcuno le ha, meglio da "fonti ufficiali", me lo segnali ed integrerò volentieri il memorandum.

giovedì 11 marzo 2010

Proposte di oltrecrazia

E' sotto gli occhi di tutti che l'attuale sistema "democratico" in Italia ha prodotto un mostro, la classe politica, completamente fuori controllo:
  • scandali personali e collettivi relativi alla cosiddetta "morale"
  • sospetto continuo di reato nei confronti di moltissimi esponenti politici locali e nazionali
  • sospetto continuo di spreco di denaro pubblico, favori, tangenti, ecc...
  • scarso o nullo impegno ad effettuare azioni concrete volte a migliorare la situazione nazionale se tali azioni non hanno come primo effetto quello di migliorare - drammaticamente - la situazione personale di qualcuno
  • proclamazione continua di leggi che favoriscono la classe politica ed i sostenitori della fazione politica al governo
La lista potrebbe continuare a lungo, ma rischierebbe di diventare "di destra" o "di sinistra" a seconda delle malefatte elencate.

Non saranno le prossime elezioni, i prossimi candidati, i prossimi parlamentari, il prossimo governo, a risolvere i problemi della classe politica, perché per la classe politica non sono problemi in quanto sono le conseguenze di uno schema di "amicizie", "relazioni", "situazioni" che alimentano questo modo di fare politica.
Alle prossime elezioni saremo chiamati a scegliere "non candidati" in quanto a livello nazionale è impossibile esprimere un voto per una persona: esprimeremo un voto per un partito il quale a sua volta si sentirà legittimato a scegliere a chi concedere il privilegio di una poltrona.

E le liste "indipendenti" non avranno praticamente chances: verranno votate dal solito manipolo di utopisti ed intellettuali che vorrebbero un miglioramento generale, collettivo. Non verranno votate dalla maggioranza del popolo anestetizzato dalla televisione e affini.

Dobbiamo prendere atto che servono meccanismi diversi dal voto per scegliere un gruppo di persone a rappresentare la nazione. Evitando la facile, illusoria e disastrosa deriva verso autarchia, oligarchia o addirittura monarchia (!), servono strade nuove per scegliere - non eleggere - un gruppo di cittadini ad occuparsi del bene comune di tutti.
Ecco allora una proposta "choc": troviamo una serie di caratteristiche desiderabili che un cittadino deve avere per occuparsi del bene comune di tutti:
  • avere un'età compresa fra 25 e 65 anni
  • non avere pendenza alcuna (civile, penale, fiscale), né essere momentaneamente coinvolto in processi di alcun tipo
  • essere in possesso del diploma della Scuola dell'Obbligo
  • essere cittadino Italiano
  • essere disponibile ad occuparsi - per 5 e soli 5 anni - del bene comune
  • non avere concessioni pubbliche o similari che possano essere fonte di conflitto di interessi
  • altri requisiti...
Facciamo poi un sistema semplice in cui ciascun cittadino, in possesso dei requisiti di cui sopra, possa liberamente offrirsi come volontario.

Ogni 5 anni, con un'estrazione assolutamente casuale (come le estrazioni del lotto, tanto per capirci), si scelgono un certo numero di cittadini che faranno per 5 e soli 5 anni il parlamentare.

Il meccanismo può essere perfezionato per migliorare la rappresentatività del campione: assegnare percentuali di estrazione per fascia di titolo di studio, per zona geografica di residenza, ecc...
Successivamente - e con estrema attenzione - si potranno introdurre anche parametri di meritocrazia per scegliere un'ulteriore fetta del parlamento.

Ma il discorso di base è questo: posto che il metodo elettorale porta in Parlamento cittadini la cui autorevolezza e rappresentatività del popolo italiano è assolutamente sotto la media, è quasi certo che un campione casuale comporterà un miglioramento della situazione.
Persone normali, che discuteranno dei problemi, che voteranno le leggi - poche - quando effettivamente necessarie, e che dopo 5 anni torneranno a fare esattamente quello che facevano prima: si darebbe un colpo micidiale a tutto il sistema di sotterfugi che gravita attorno ai politici professionisti per avere favori in una direzione o nell'altra.

Il tutto dovrebbe accompagnarsi all'impossibilità per i "candidati tradizionali" di essere eletti per più di due volte consecutive - e comunque al massimo per tre volte in totale - nonché ad una netta diminuzione del numero di parlamentari: 1000 bocche da sfamare in parlamento non se le permettono nemmeno gli Stati Uniti d'America.

C'è un problema, purtroppo...
Nessun tacchino aspetta volentieri il Natale...
...e la Costituzione repubblicana, baluardo di equilibrio e saggezza, non permette simili innovazioni senza il pieno contributo del tacchino.
Questo è un problema, un grosso problema, purtroppo...

mercoledì 3 marzo 2010

Non una soluzione politica, ma una soluzione seria

Oggi ho ascoltato per sbaglio un pezzo di telegiornale.
Tema del giorno: l'esclusione da alcuni importanti regioni (Lazio e Lombardia) di un importante partito (PDL).
Mi colpisce la frase dei rappresentanti del centro-sinistra: "vogliamo vincere ad armi pari, non vogliamo vincere a tavolino, si deve trovare una soluzione politica".
Io ho una proposta migliore. Siccome il centro-sinistra non vuole vincere a tavolino, faccia un atto di reale fairplay: ritiri nelle stesse regioni le proprie liste, così per una volta, una volta soltanto, i cittadini rischieranno di essere rappresentati da "personaggi minori" che sicuramente faranno del loro meglio per farsi apprezzare.

No, signori miei, non vogliamo una soluzione politica, vogliamo una soluzione seria.
Se cominciamo a cavillare dicendo che "cosa vuoi che sia arrivare con mezz'ora di ritardo", "è evidente che trattandosi del più grande partito italiano, la raccolta delle firme è una mera formalità" e così via... rischiamo di avventurarci su un sentiero che tante disgrazie porta al nostro paese: il buonismo.
E' ora di far rispettare la regola. La regola è ottusa? Bene, la si cambi: ci sono 1000 parlamentari pagati apposta per fare questo anziché litigare su leggi concepite solo per favorire/sfavorire gli amici ed i nemici.

Pagare il canano RAI con un giorno di ritardo significa pagare una multa accessoria.
Pagare una multa di divieto di sosta in ritardo significa pagarla con larga maggiorazione.
Presentare una domanda per un bando in ritardo significa non partecipare alla gara.
Questo deve valere per tutti: tanto per il geometra Rossi quanto per il primo partito politico italiano.

E quando sento dire dai rappresentanti PDL: "Non è giusto che 15 milioni di italiani non siano messi in grado di votare il proprio partito", rispondo volentieri che 15 milioni di italiani possono ora rendersi conto che chiedono a persone che non sono in grado di presentare dei cartafasci in orario in un polveroso ufficio, di amministrare miliardi di Euro all'anno. Meglio trovare candidati migliori.

E così: a casa chi non sa rispettare regole tanto facili, a casa - per fairplay - anche chi si fa scrupoli di inutile buonismo.
Siamo seri, iniziamo ad applicare le regole che abbiamo prima di scriverne di nuove.

sabato 20 febbraio 2010

Dalla crisi della finanza privata alla crisi della finanza pubblica

A distanza di molti mesi, pronti per il prossimo riflusso della crisi economica, non posso resistere alla tenzazione di esprimere le mie idee. Forse solo per me.

I miei libri di economia dicevano che...
non è possibile estrapolare le dinamiche della macro economia a partire dalla somma dei comportamenti dei singoli individui ed aziende, ovvero dalla microeconomia.

Correva l'anno 1992, frequentavo il secondo anno di università, preparavo l'esame base di Economia: una infarinatura di microeconomia (economia delle imprese) e macroeconomia (economia degli stati).
Questa impossibilità di dare valide spiegazioni dell'andamento dell'economia degli stati a partire dall'andamento dell'economia delle famiglie e delle aziende era probabilmente motivato dalla complessità dell'operazione matematica, più che dalla scorrettezza del concetto in sé.
E' possibile che la ricerca contemporanea, fatta di supercalcolatori dalle capacità enormi, sia in grado o sarà in grado di realizzare modelli matematici in grado di fare ciò che vent'anni fa era ritenuto impossibile e/o sbagliato.

Ora però voglio soffermarmi su un'idea indotta da questa impossibilità: l'economia delle famiglie è abbastanza semplice da capire a tutti noi: guadagno dei soldi, spendo dei soldi, a volte ho bisogno di un prestito di soldi che devo restituire. Punto.
L'economia delle aziende è sicuramente più complessa in quanto entrano in gioco operazioni fiscali e finanziarie che una famiglia non può fare, ma concettualmente, per le aziende piccole e medie, vale sempre un principio: mediamente le "entrate" devono essere superiori alle "uscite". Altrimenti, prima o poi, arriva il fallimento.

E fin qui, ci siamo tutti.
Quando arriviamo alle grandi aziende, c'è una complicazione ulteriore: a volte possono essere così grandi che, per quanto spendano più di quanto guadagnino, il loro eventuale fallimento si tramuterebbe in un problema sociale vasto. Un esempio: fallisce Telecom Italia, che si fa? Quante famiglie senza lavoro, almeno temporaneamente? Quanti utenti senza linea telefonica fissa e accesso a Internet? e via così... Quindi Telecom Italia non può fallire, quindi "qualcuno" dovrà pur sempre metterci una pezza.

Nel momento in cui passiamo all'economia delle nazioni, i libri ci dicono: butta via tutto, qui ci sono altri modelli.
Ci sono alcuni modelli che tentano di spiegare la dinamica della macroeconomia, anche molto differenti fra loro: nessuno riesce a descrivere tutta la storia economica recente, ciascuno riesce a descrivere un pezzo della storia economica: quello per cui il modello è stato elaborato e di cui deve dare ragione.
Quindi i modelli di macro-economia, sostanzialmente in disaccordo fra loro, fanno previsioni diverse e danno spiegazioni diverse. A seconda dei periodi storici uno si adatta meglio degli altri a descrivere l'andamento dell'economia.
Non ho alcuna intenzione né capacità di illustrare i principali modelli, ma voglio solo far presente che se ne avessimo uno "giusto" avremmo previsto con anticipo la crisi economica/finanziaria con largo anticipo ed il modello ci avrebbe detto come evitarla.
Oppure è anche possibile che il modello giusto ci sia, che la previsione sia stata fatta, ma che i politici abbiano preferito non applicare la ricetta che il modello indicava come possibile soluzione per evitare la crisi.
Al lettore la libertà di farsi l'idea che vuole.
A me sta caro un altro punto: i modelli della macro-economia sono tutti poco noti al "popolo comune" e, comunque, al di là degli studenti che se ne appassionano per un paio di anni durante l'università, vengono poi lasciati ai "saggi".

Ma siamo sicuri che il "popolo comune" non capisca nulla di macro-economia?
A fine 2009 l'Italia aveva un debito pubblico ufficiale di circa 1800 miliardi di Euro.
A fine 2009 l'Italia aveva un numero di abitanti ufficiali di circa 60 milioni di persone.
Supponiamo che lo Stato Italia sia composto dagli abitanti dell'Italia, mi sembra un passaggio logico che non presenta errori né ambiguità.
Allora il debito dello Stato Italia è anche il debito degli abitanti dell'Italia.
1800 miliardi / 60 milioni = 30.000 Euro
Quindi ciascun cittadino dello Stato Italia ha un debito di circa 30.000 Euro. La mia famiglia fa 90.000 in totale.

Il debito sul debito non funziona

Ora dobbiamo tutti renderci conto che questo debito è vero, non è finto o virtuale o falso. E su questo debito paghiamo una somma incredibile di interessi.
Gli interessi, devono essere pagati dallo Stato Italiano in continuazione a chi ha prestato i soldi del debito.
Arriva un punto in cui la spesa per interessi supera un limite oltre il quale lo stato non può più pagare nemmeno gli interessi.
Facciamo un passo indietro: se io vado in banca a prendere dei soldi a prestito, li devo restituire entro un certo tempo, assieme agli interessi. Le rate con cui devo restituire il mio debito non possono essere maggiori del mio stipendio, altrimenti devo rubare per pagare le rate.
Lo stipendio dello Stato Italiano, in larga parte, sono le tasse dei cittadini.

Negli anni '80 alcuni economisti ritenevano che il debito pubblico degli stati potesse crescere senza limiti. L'Italia ci ha creduto ed ha raggiunto il record del terzo debito pubblico mondiale, nonostante non sia una nazione con un'economia ricchissima. Altri stati sono stati più prudenti. Altri stati lo sono stati meno, come l'Argentina.

Da qui partono una serie infinita di discorsi, che un breve post non può affrontare. Però alcune domande si possono fare e capire anche da "popolo comune". La riflessione è d'obbligo:
  • chi ha prestato i soldi allo Stato Italiano? Cittadini italiani? Cittadini stranieri? Aziende italiane? Aziende straniere? Stati stranieri?
  • se un giorno non riusciamo più a pagare gli interessi nemmeno con tutti i soldi raccolti con le tasse (lo stipendio dello Stato), i creditori cosa vorranno in cambio? Si accontenteranno di altri titoli di debito, se già quelli che ci sono in circolazione non possono essere pagati? (La banca mi dà un mutuo più grande se non pago le rate di quello che ho?)
  • se uno Stato straniero detiene la maggior parte del debito pubblico di uno Stato debitore e lo stato debitore non è più in grado di pagare gli interessi. Lo Stato straniero può dire di "aver conquistato" lo Stato debitore, ovvero di insediare propri comandanti e promulgare proprie leggi?
  • perché ad uno Stato è concesso di indebitarsi senza un piano di rimborso del debito? (Se vado in banca per un mutuo mi viene chiesto di risarcire il debito con rate mensili. Perché gli Stati non devono rimborsare i debiti?)
  • se agli stati è concesso di aumentare in continuazione il debito, quale valore ha veramente il debito? E quale valore ha la moneta se il debito è espresso in moneta?
La storia della moneta che non vale di per sé (banconota) iniziò in Cina dove l'imperatore custodiva i beni preziosi ed emetteva titoli di cambio corrispondenti, molto più comodi da trasportare e maneggiare.
Poi arrivano le banche che prestano il denaro a patto di averlo restituito con un tasso di interesse.
Poi arriva la finanza moderna che per espandere l'economia espande il debito a dismisura, ma fino a dove si può arrivare?

Brutte notizie, purtroppo.
La banca intesa come raccolta di denaro, prestito di denaro, si basa su formule matematiche che ne dimostrano la stabilità: la quantità di moneta a disposizione aumenta - entro certi limiti - ma il sistema resta stabile purché non vogliano tutti contemporaneamente i propri soldi depositati in banca.

La finanza intesa come debito su debito, si basa solo su opinioni e su illusioni, ma non c'è alcun motivo per pensare che sia sostenibile sul lungo periodo.

Cosa dice la storia.
Purtroppo dice cose molto tristi: il nostro periodo di pace, che dura da 65 anni, è di una durata immensa rispetto a quanto successo prima. Ogni grande guerra ha avuto i seguenti effetti economici:
  • grandi distruzioni
  • enormi debiti
  • nazioni da ricostruire daccapo
E alla fine di una grande guerra, la situazione è stata tale per cui l'unica soluzione era "tirare una riga e ripartire daccapo", ovvero, parafrasando, "chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto, scordammoce u' passato".
Che gli economisti anglosassoni hanno battezzato con l'elegante termine "sunk costs" (costi affondati):
  • qualcuno ha speso, e non ridarà indietro quanto speso
  • qualcuno ha prestato e non riavrà indietro.

Oggi la Grecia...
Nei giorni passati si è scoperto che "i conti della Grecia" non erano in regola, ovvero il debito è molto più grande di quello che si sapeva.
Nelle prossime settimane/mesi succederà ad altre nazioni.
Ora rileggiamo le domande sopra, proviamo a fare queste domande, seppur in modo virtuale, a chi sta chiedendo anche il nostro voto, decidiamo.