sabato 20 febbraio 2010

Dalla crisi della finanza privata alla crisi della finanza pubblica

A distanza di molti mesi, pronti per il prossimo riflusso della crisi economica, non posso resistere alla tenzazione di esprimere le mie idee. Forse solo per me.

I miei libri di economia dicevano che...
non è possibile estrapolare le dinamiche della macro economia a partire dalla somma dei comportamenti dei singoli individui ed aziende, ovvero dalla microeconomia.

Correva l'anno 1992, frequentavo il secondo anno di università, preparavo l'esame base di Economia: una infarinatura di microeconomia (economia delle imprese) e macroeconomia (economia degli stati).
Questa impossibilità di dare valide spiegazioni dell'andamento dell'economia degli stati a partire dall'andamento dell'economia delle famiglie e delle aziende era probabilmente motivato dalla complessità dell'operazione matematica, più che dalla scorrettezza del concetto in sé.
E' possibile che la ricerca contemporanea, fatta di supercalcolatori dalle capacità enormi, sia in grado o sarà in grado di realizzare modelli matematici in grado di fare ciò che vent'anni fa era ritenuto impossibile e/o sbagliato.

Ora però voglio soffermarmi su un'idea indotta da questa impossibilità: l'economia delle famiglie è abbastanza semplice da capire a tutti noi: guadagno dei soldi, spendo dei soldi, a volte ho bisogno di un prestito di soldi che devo restituire. Punto.
L'economia delle aziende è sicuramente più complessa in quanto entrano in gioco operazioni fiscali e finanziarie che una famiglia non può fare, ma concettualmente, per le aziende piccole e medie, vale sempre un principio: mediamente le "entrate" devono essere superiori alle "uscite". Altrimenti, prima o poi, arriva il fallimento.

E fin qui, ci siamo tutti.
Quando arriviamo alle grandi aziende, c'è una complicazione ulteriore: a volte possono essere così grandi che, per quanto spendano più di quanto guadagnino, il loro eventuale fallimento si tramuterebbe in un problema sociale vasto. Un esempio: fallisce Telecom Italia, che si fa? Quante famiglie senza lavoro, almeno temporaneamente? Quanti utenti senza linea telefonica fissa e accesso a Internet? e via così... Quindi Telecom Italia non può fallire, quindi "qualcuno" dovrà pur sempre metterci una pezza.

Nel momento in cui passiamo all'economia delle nazioni, i libri ci dicono: butta via tutto, qui ci sono altri modelli.
Ci sono alcuni modelli che tentano di spiegare la dinamica della macroeconomia, anche molto differenti fra loro: nessuno riesce a descrivere tutta la storia economica recente, ciascuno riesce a descrivere un pezzo della storia economica: quello per cui il modello è stato elaborato e di cui deve dare ragione.
Quindi i modelli di macro-economia, sostanzialmente in disaccordo fra loro, fanno previsioni diverse e danno spiegazioni diverse. A seconda dei periodi storici uno si adatta meglio degli altri a descrivere l'andamento dell'economia.
Non ho alcuna intenzione né capacità di illustrare i principali modelli, ma voglio solo far presente che se ne avessimo uno "giusto" avremmo previsto con anticipo la crisi economica/finanziaria con largo anticipo ed il modello ci avrebbe detto come evitarla.
Oppure è anche possibile che il modello giusto ci sia, che la previsione sia stata fatta, ma che i politici abbiano preferito non applicare la ricetta che il modello indicava come possibile soluzione per evitare la crisi.
Al lettore la libertà di farsi l'idea che vuole.
A me sta caro un altro punto: i modelli della macro-economia sono tutti poco noti al "popolo comune" e, comunque, al di là degli studenti che se ne appassionano per un paio di anni durante l'università, vengono poi lasciati ai "saggi".

Ma siamo sicuri che il "popolo comune" non capisca nulla di macro-economia?
A fine 2009 l'Italia aveva un debito pubblico ufficiale di circa 1800 miliardi di Euro.
A fine 2009 l'Italia aveva un numero di abitanti ufficiali di circa 60 milioni di persone.
Supponiamo che lo Stato Italia sia composto dagli abitanti dell'Italia, mi sembra un passaggio logico che non presenta errori né ambiguità.
Allora il debito dello Stato Italia è anche il debito degli abitanti dell'Italia.
1800 miliardi / 60 milioni = 30.000 Euro
Quindi ciascun cittadino dello Stato Italia ha un debito di circa 30.000 Euro. La mia famiglia fa 90.000 in totale.

Il debito sul debito non funziona

Ora dobbiamo tutti renderci conto che questo debito è vero, non è finto o virtuale o falso. E su questo debito paghiamo una somma incredibile di interessi.
Gli interessi, devono essere pagati dallo Stato Italiano in continuazione a chi ha prestato i soldi del debito.
Arriva un punto in cui la spesa per interessi supera un limite oltre il quale lo stato non può più pagare nemmeno gli interessi.
Facciamo un passo indietro: se io vado in banca a prendere dei soldi a prestito, li devo restituire entro un certo tempo, assieme agli interessi. Le rate con cui devo restituire il mio debito non possono essere maggiori del mio stipendio, altrimenti devo rubare per pagare le rate.
Lo stipendio dello Stato Italiano, in larga parte, sono le tasse dei cittadini.

Negli anni '80 alcuni economisti ritenevano che il debito pubblico degli stati potesse crescere senza limiti. L'Italia ci ha creduto ed ha raggiunto il record del terzo debito pubblico mondiale, nonostante non sia una nazione con un'economia ricchissima. Altri stati sono stati più prudenti. Altri stati lo sono stati meno, come l'Argentina.

Da qui partono una serie infinita di discorsi, che un breve post non può affrontare. Però alcune domande si possono fare e capire anche da "popolo comune". La riflessione è d'obbligo:
  • chi ha prestato i soldi allo Stato Italiano? Cittadini italiani? Cittadini stranieri? Aziende italiane? Aziende straniere? Stati stranieri?
  • se un giorno non riusciamo più a pagare gli interessi nemmeno con tutti i soldi raccolti con le tasse (lo stipendio dello Stato), i creditori cosa vorranno in cambio? Si accontenteranno di altri titoli di debito, se già quelli che ci sono in circolazione non possono essere pagati? (La banca mi dà un mutuo più grande se non pago le rate di quello che ho?)
  • se uno Stato straniero detiene la maggior parte del debito pubblico di uno Stato debitore e lo stato debitore non è più in grado di pagare gli interessi. Lo Stato straniero può dire di "aver conquistato" lo Stato debitore, ovvero di insediare propri comandanti e promulgare proprie leggi?
  • perché ad uno Stato è concesso di indebitarsi senza un piano di rimborso del debito? (Se vado in banca per un mutuo mi viene chiesto di risarcire il debito con rate mensili. Perché gli Stati non devono rimborsare i debiti?)
  • se agli stati è concesso di aumentare in continuazione il debito, quale valore ha veramente il debito? E quale valore ha la moneta se il debito è espresso in moneta?
La storia della moneta che non vale di per sé (banconota) iniziò in Cina dove l'imperatore custodiva i beni preziosi ed emetteva titoli di cambio corrispondenti, molto più comodi da trasportare e maneggiare.
Poi arrivano le banche che prestano il denaro a patto di averlo restituito con un tasso di interesse.
Poi arriva la finanza moderna che per espandere l'economia espande il debito a dismisura, ma fino a dove si può arrivare?

Brutte notizie, purtroppo.
La banca intesa come raccolta di denaro, prestito di denaro, si basa su formule matematiche che ne dimostrano la stabilità: la quantità di moneta a disposizione aumenta - entro certi limiti - ma il sistema resta stabile purché non vogliano tutti contemporaneamente i propri soldi depositati in banca.

La finanza intesa come debito su debito, si basa solo su opinioni e su illusioni, ma non c'è alcun motivo per pensare che sia sostenibile sul lungo periodo.

Cosa dice la storia.
Purtroppo dice cose molto tristi: il nostro periodo di pace, che dura da 65 anni, è di una durata immensa rispetto a quanto successo prima. Ogni grande guerra ha avuto i seguenti effetti economici:
  • grandi distruzioni
  • enormi debiti
  • nazioni da ricostruire daccapo
E alla fine di una grande guerra, la situazione è stata tale per cui l'unica soluzione era "tirare una riga e ripartire daccapo", ovvero, parafrasando, "chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto, scordammoce u' passato".
Che gli economisti anglosassoni hanno battezzato con l'elegante termine "sunk costs" (costi affondati):
  • qualcuno ha speso, e non ridarà indietro quanto speso
  • qualcuno ha prestato e non riavrà indietro.

Oggi la Grecia...
Nei giorni passati si è scoperto che "i conti della Grecia" non erano in regola, ovvero il debito è molto più grande di quello che si sapeva.
Nelle prossime settimane/mesi succederà ad altre nazioni.
Ora rileggiamo le domande sopra, proviamo a fare queste domande, seppur in modo virtuale, a chi sta chiedendo anche il nostro voto, decidiamo.

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