mercoledì 29 aprile 2009

Il teletrasporto ci potrebbe aiutare

Sono passati altri mesi.
Alla radio sento passare un sacco di "notizie" economiche.
Per molti "la parte peggiore della crisi è alle spalle".
Per altri "c'è rischio che la fase di recessione in cui ci troviamo comporti insolvenza nei confronti delle banche e quindi la crisi economica torni a diventare finanziaria".

L'unico mio stupore è che c'è pure chi prende uno stipendio per dire simili banalità.

C'è forse qualcuno che ha dubbio sul fatto che le aziende che stanno chiudendo avranno difficoltà ad onorare i propri debiti?
Serve essere professori di economia in una prestigiosa università per formulare una conclusione di questo tipo?

Veniamo ai numeri.
Gli Stati Uniti hanno avuto un altro trimestre con perdita secca. Per secca, si parla di oltre il 6% di PIL perso.
Fa ridere pensare che per quindici anni, a scadenza fissa, i politici di mezzo mondo sono andati in giro per località turistiche a fare G4, G5, G8, G13, G20, G98 (quanti punti G esistono per la politica economica?!) a trovarsi per discutere di "crescita" dello 0,5% o del 1,9%.
Ricordo quanto patetica era la discussione fra "destra" e "sinistra" di qualche anno fa in cui ci si accapigliava per previsioni di "crescita" del PIL che erano errate per lo 0,1 o 0,2%...
Ma a cosa diavolo stavano pensando? Al sesso degli angeli?
Ora, tutto di un colpo, si parla di contrazione annuale del 10%.....

Inutile parlare male di chi non lo merita, andiamo oltre.

Mi sforzo di trovare qualcuno che abbia il coraggio di dire alcune cose, che non siano l'intima e profonda introspezione del proprio ombelico economico.
Mi sforzo di trovare qualcuno che stia guardando non dico alla Luna, ma almeno al'aria sopra l'indice anziché alla propria spalla.

Non trovo nessuno che abbia il coraggio di dire che, in clima di globalizzazione, con un costo dei trasporti quasi trascurabile, lo stipendio di un operaio che fa scarpe in Italia deve necessariamente tendere ad un livello comparabile a quello di un operaio che fa scarpe identiche in Cina.
Delle tre: o aumenta la retribuzione dell'operaio cinese, o diminuisce la retribuzione dell'operaio italiano o entrambe le cose.
E l'economia reale, quella dei soldi da lavoro, se ne frega del resto: come l'acqua in due vasi comunicanti deve andare in equilibrio.
Oppure l'operaio italiano fa cose che l'operaio cinese non sa fare.
Oppure in Italia abbandoniamo l'idea che si possa vivere da operaio e facciamo altre cose.

Non trovo nessuno che abbia il coraggio di dire che ci serve una generazione completamente nuova di prodotti/servizi che rimettano in moto il circolo virtuoso. Finché non troviamo qualcos'altro da "produrre", da "consumare" e per cui "crepare", siamo destinati ad un livellamento verso il basso di margini operativi, salari, potere d'acquisto.
E' l'effetto della concorrenza, sta scritto in tutti i libri di macro-economia.

La realizzazione del teletrasporto ci potrebbe aiutare: un prodotto nuovo, sicuramente desiderato da molti già oggi, aprirebbe potenzialità inaspettate, e blah, blah, blah.....
Ovviamente il "teletrasporto" è una provocazione come può esserlo un pannello solare che produce benzina o l'introduzione istituzionale del servizio "casa d'appuntamenti" e via dicendo.

Dobbiamo maturare la convinzione che dopo la rivoluzione industriale è terminata anche quella informatica/telematica. Ci serve un'altra tecnologia/filosofia abilitante e portante per costruire una nuova fase di espansione economica.

In alternativa, qualcuno cinicamente, potrebbe già pensare alla soluzione più volte adottata in Europa nel Diciottesimo e Diciannovesimo secolo: la guerra.
Distruggere tutto per ripartire daccapo.
E' un'ipotesi che io non voglio prendere in considerazione, ma il lettore stia ben attento che anche gli altri siano del mio parere e si diffidi di chi anche lontanamente sta cercando un nuovo "Pretesto di Sarajevo".

Il teletrasporto ci potrebbe aiutare...
almeno per un po'.

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