mercoledì 8 ottobre 2008

E ci risiamo

Scrivo o non scrivo, scrivo o non scrivo, scrivo o non scrivo... scrivo!
Ennesima tempesta finanziaria, ennesima bufala, ennesima apparizione dell'anti Robin Hood cosmico, quello che ruba ai poveri per dare ai ricchi.

Un passo alla volta, con ordine.
Da alcuni giorni le borse di tutto il pianeta perdono valore come la neve scioglie al sole di aprile, non di marzo, goccioline timide che scendono, di aprile, ruscello che corre allegro, neve che se ne va in acqua, acqua che corre nello sciacquone, come i soldi dei risparmiatori.

Le borse scendono, scendono di un sacco, qualcuno potrebbe dire "e chi se ne frega", pensando di non avere nulla da perdere, e invece...
E invece qui arriva la vera fregatura: molti credono che a rimetterci siano quegli impavidi avventurieri che hanno investito i propri soldi in borsa. Per chi si sente "profondamente antisistema", tutto questo potrebbe anche sapere di "vendetta proletaria" o qualcosa del genere. E invece no, anche chi meno se lo aspetta sta perdendo un mucchio di soldi senza saperlo.

Un po' di disordine
Confondiamo ancora un po' le acque, cerchiamo di capire da dove viene realmente il problema. Come molti si possono aspettare, anzitutto diffidare delle "informazioni autorizzate" che provengono dal circuito di informazione classico, dai cosiddetti mass media. Alt! Qui nessuno vuole dire che i mass media stiano mentendo o che ci sia censura, affatto, tutti si impegnano ad essere estremamente reali, ma pochi guardano la luna, tutti controllano il dito.

Supponiamo di avere 1000 Euro, un po' come "se potessi avere 1000 Lire", e di volerle mettere da parte: oggi non mi servono, un giorno futuro mi potrebbero servire. Allora mi pongo il problema, dove le metto?
Il materasso: a parte il problema dei topi che potrebbero farci il nido, l'inflazione - non quella programmata o ISTAT, quella che si sperimenta andando in negozio e praticando una dieta diversa da lettori di DVD e macchine fotografiche digitali - eroderà il risparmio nel giro di qualche anno.
La banca: probabilmente le cosiddette "spese" eroderanno il risparmio più dei topolini nel materasso e l'inflazione.
I titoli di stato: danno un interesse limitato, ma salvo eventi sociopolitici singolari, non riservano sorprese.
La borsa ed i titoli derivati: uhm...

Supponiamo di accontentarci di un tasso di interesse che garantisce forse quello reale di inflazione: i titoli di stato sono ideali, ma dopo un certo numero di anni saremo "ricchi" o "poveri" esattamente come lo siamo oggi. Sembrerebbe una situazione abbastanza ragionevole: in fondo, non abbiamo fatto nulla in più, abbiamo semplicemente affidato allo Stato i soldi che non ci servivano per riaverli dopo anni, quando ci serviranno nuovamente.
Però, c'è un però: è convinzione comune che "ci si debba guadagnare". Nessuno accetta di privarsi dei propri soldi per 5 anni, per riaverne al termine un quantitativo che permette di essere esattamente al punto di partenza: anche chi sceglie la forma di risparmio più sicura, il titolo di stato, è convinto di guadagnarci, magari poco, ma sicuramente ci guadagna.

Eccoci al punto
La nostra cultura non ci permette di "restare fermi", nello stesso livello, è sempre e comunque necessario "crescere", "avere di più", "fare di più", "essere di più", ecc...

Abbiamo quindi stabilito che la nostra cultura ci condiziona a "cercare il guadagno", risparmiare sì, ma a patto di arricchire.

Chi si procura il denaro svolgendo un lavoro onesto, ovvero senza commettere atti illeciti, pagando le tasse come previsto dalle leggi, attenendosi ad un'etica di rispetto del prossimo sa che guadagnare del denaro richiede sacrificio e sforzo.

Mentre per il risparmio pretendiamo di guadagnarci.
Conduciamo un ragionamento per assurdo, di un mondo in cui esista un modo per affidare dei soldi a qualcuno che li ritorna dopo un po', in modo assolutamente certo, in misura maggiore rispetto all'inflazione trascorsa.
Senza star qui a far troppi conti, in questo mondo tutti quelli che riuscirebbero a risparmiare un pochino, a patto di non riscattare il risparmio, darebbero ai propri nipoti la ricchezza, ovvero esisterebbe un mondo in cui in un modo semplice e sicuro, semplicemente con un po' di pazienza, la ricchezza sarebbe alla portata di tutti... uhm...

E' possibile che tutti diventino più ricchi, contemporaneamente?
Questa è un'antica domanda macro-economica a cui i grandi studiosi hanno già risposto in passato. Sembra di sì, ma lavorando. Senza lavorare la domanda diventa ancora più complicata: è possibile che in un mondo ideale tutti diventino più ricchi senza che nessuno faccia nulla, semplicemente per il fatto che hanno rinunciato ad una parte dei soldi guadagnati con il lavoro in precedenza?

Uhm, troppo filosofico.

Cosa dice il sussidiario
Sul sussidiario, come anche sul primo libro di macro-economia di ogni studente, viene spiegato il funzionamento della Banca: chi ha dei risparmi li porta in banca, in cambio di un tasso di interesse. La Banca li presta alle aziende che ne hanno "temporaneamente" bisogno e che riconoscono alla banca un tasso di interesse.
In questo mondo ideale, il risparmiatore ottiene un "guadagno" senza alcuno sforzo; la banca ottiene un "guadagno" per la mediazione fra chi ha denaro e non sa cosa farsene e chi non ha denaro e saprebbe cosa farsene.
L'interesse riconosciuto dalla Banca al risparmiatore è molto inferiore al tasso di inflazione - sempre quella di chi non mangia lettori DVD e fotocamere digitali - per cui è escluso che si possa arricchire. L'intermediazione frutta bene, soprattutto se verso aziende che producono profitti.

Gira e rigira, non abbiamo ancor trovato un modo per "guadagnarci" da un risparmio affidato a qualcuno che se ne occupa per noi.
Non credo valga la pena tirarla lunga, chi ha capito ha capito, per gli altri pazienza.

Resta il fatto che tutti ambiscono al guadagno... e allora come fare?
A questo punto arriva a darci man forte il "consulente finanziario", colui che commercia forme di risparmio, che ci indirizza nel trovare il famoso ambitissimo "guadagno senza fatica".
I principi di partenza sono:
- il cliente ha sempre ragione (se chiede di guadagnare, bisogna farlo guadagnare)
- se c'è richiesta di un prodotto - "guadagno senza fatica" - gli operatori economici cercano in tutti i modi di realizzarlo e metterlo a disposizione.

Non è un caso che il "consulente finanziario" venda "prodotti".

Cosa può fare il produttore per confezionare il "guadagno senza fatica"?

In teoria il prodotto non esisterebbe e quindi non dovrebbe fare nulla. In realtà anche il produttore di "prodotti finanziari" è fatto di persone che lavorano per avere uno stipendio, quindi deve pur dare qualcosa a questo maledetto esigentissimo cliente che vuole il "guadagno senza fatica".

Il prodotto "guadagno senza fatica"

Storicamente i prodotti finanziari si sono rivelati appartenere a 3 famiglie principali:
  1. piccole truffe: si camuffa qualcosa che il cliente potrebbe già comprarsi per conto suo e si mettono alcune spese al cliente; si possono rivendere così anche semplicissimi e banalissimi titoli di stato, l'importante è dare al cliente la percezione "che sta guadagnando"
  2. casinò: si investono i soldi del risparmiatore in modo fortemente speculativo; se va bene, va molto bene, se va male, va molto male. L'importante è preparare il cliente fin dall'inizio, fargli vivere l'avventura; se poi va bene è un successone, se va male "era stato informato"
  3. catena di S. Antonio: i primi arrivati traggono guadagno dal fatto che la loro fortuna è alimentata dai secondi; i secondi dai terzi e così via, fino a che non c'è più nessuno...
Delle 3 famiglie sopra descritte la terza è la peggiore in assoluto, quella che sistematicamente si scatena con violenza inaudita e conseguenze non proprio etiche.
Il prodotto della famiglia "catena di S. Antonio" si basa sul principio che finché la domanda eccede l'offerta, il prodotto si apprezza in continuazione. Quando la domanda è minore dell'offerta, il prodotto si deprezza, normalmente molto rapidamente.

Descriviamo ancora una volta una situazione ideale: Anna e Luca, ciascuno con 1000 Euro.
Anna compra 1000 Euro di azioni ABC, Luca compra 1000 Euro di azioni ZYW.
Dopo un po', Anna vorrebbe le azioni ZYW perché secondo lei valgono almeno 1020 Euro, ma le vorrebbe pagare al max 1010 Euro; Luca vorrebbe le azioni ABC perchè secondo lui valgono almeno 1020 Euro, ma le vorrebbe pagare almeno 1010 Euro; detto fatto, Anna vende a prezzo minimo 1010 le azioni ABC e compra le azioni ZYW a prezzo massimo 1010. Contemporaneamente Luca vende a prezzo minimo 1010 le azioni ZYW e compra le azioni ABC a prezzo massimo 1010.
Anna e Luca si sono incosapevolmente scambiati le azioni, ed ognuno crede di averci guadagnato passando il valore del proprio "portafoglio" da 1000 a 1010 Euro.

Ovviamente la storiella sopra è evidentemente una storiella, le cose non sono esattamente così, però... Però ci rendiamo conto che il valore delle azioni può salire semplicemente sulla percezione comune e diffusa che valgano di più, a prescindere dai risultati conseguiti dall'azienda che le azioni le ha emesse e la cui solvibilità dovrebbe garantire.

Fino a quando la "catena di S. Antonio" può sostenersi?
Finché Anna e Luca si accontentano della "carta", non ci sono problemi. Quando uno dei due vuole trasformare la "carta" in "denaro" deve esserci qualcuno che prontamente subentra per trasformare "denaro" in "carta".

I problemi nascono quando non si trova qualcuno disposto a trasformare "denaro" in "carta": a quel punto la carta deve essere svenduta, con buona pace di quelli che l'hanno pagata cara.
Esattamente come nella "catena di S.Antonio", a ricevere i soldi sono solo i primi, tutti quelli che seguono ci rimettono.

Per chi ancora sta leggendo, siamo a tirare le somme.

Uno stuolo di persone mi additerà come profeta di sventura; un altro come ignorante; poi c'è chi dirà che "il sistema si autoequilibra", il mercato contiene al suo interno "la medicina stessa" e così via.

Non entro in discorsi che ci porterebbero molto lontani, faccio solo un po' di considerazioni aggiuntive.

E' concepibile che si possano comperare e rivendere le stesse azioni in tempi brevissimi, magari anche molte volte? Vi immaginate di entrare ed uscire freneticamente da un mercato ortofrutticolo comprando e rivendendo la stessa merce in continuazione?

E' concepibile che il capitale di un'azienda cresca o diminuisca in modo indipendente dai risultati dell'azienda stessa?

Soluzioni della serie "siamo tutti allenatori al lunedì sera" se ne possono proporre molte, ma forse non c'è la corretta sensibilità che il valore dei risparmi, ovvero di soldi momentaneamente affidati per essere ritornati non può essere assoggetabile agli andamenti schizofrenici del compra/vendi dovuti alla Catena di S. Antonio.

La grande bugia
Desidero concludere questo sproloquio con la grande bugia divulgata a piene mani dai promotori finanziari: "differenziando l'investimento, sul lungo periodo il guadagno medio delle azioni è superiore".
La bugia è doppia perché la differenziazione è sostanzialmente inutile quando la Catena di S. Antonio non trova nuovi adepti; la bugia confida nella mancanza di memoria e nella pigrizia delle persone che non per nulla sono alla ricerca del prodotto "guadagno senza fatica": i valori reali (tolta l'inflazione ed alcuni trucchi contabili sui titoli che escono dai listini) delle borse valori tendono a ritornare ai loro minimi in modo ciclico, quindi non esistono "periodi abbastanza lunghi". Esistono solo periodi fortunati (inizio della catena) e periodi sfortunati (ultimi arrivati nella catena).

La grande verità
Parole non mie, di sicura efficacia:
quando sale sale, quando scende scente.

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